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Cassazione: l’alcol test non serve più per provare l’ubriachezza, bastano alito e parere degli agenti

Pubblicato il 5 Giugno 2024

Gli appassionati della mitica serie di fumetti Alan Ford si ricorderanno uno dei personaggi più iconici, il grottesco villain Superciuk. Stendeva le sue vittime con una micidiale fiatata alcolica dopo avere ingurgitato litri di vino scadente. Beh, la realtà riesce sempre a sorprendere, superando o prendendo spunto dalla fantasia…

Perché adesso basterà proprio una fiatata per finire, invece, nei guai.

La Cassazione ha stabilito che non sarà più necessario l’ausilio dell’alcoltest per sanzionare chi si trova alla guida di un mezzo in stato di ebbrezza.

Per la Corte suprema gli agenti potranno punire affidandosi alle loro testimonianze, all’odore di alcol avvertito o anche alla semplice incapacità di rispondere alle domande.

E’ scritto nero su bianco sulla sentenza con cui è stato respinto il ricorso di un automobilista di Brescia.

“Poiché l’esame strumentale non costituisce una prova legale, l’accertamento della concentrazione alcolica può avvenire in base ad elementi sintomatici per tutte le ipotesi di reato previste dall’articolo 186 del Codice della strada (ossia la guida in stato ebbrezza ndr) e qualora vengano oltrepassate le soglie superiori la decisione deve essere sorretta da congrua motivazione”, si legge.

“Ne consegue pertanto che, in assenza di un espletamento di un valido esame alcolimetrico, il giudice di merito può trarre il proprio convincimento in ordine alla sussistenza dello stato di ebbrezza di adeguati elementi obiettivi e sintomatici, che nel caso in esame i giudici di merito hanno congruamente individuato in aspetti quali lo stato comatoso e di alterazione manifestato dall’imputato alla vista degli operanti, certamente riconducibile ad un uso assai elevato di bevande alcoliche, certamente superiore alla soglia di 1.50”, si specifica.