« Torna indietro

Catania

Catania città del doppiopesismo? Scoppia il caso manifestazioni

Pubblicato il 27 Dicembre, 2021

“Ringraziamo il Dott. Calvino, Questore di Catania, per aver permesso:1) una manifestazione pubblica, 2) su una via indicata come OFF LIMITS dal prefetto nella “direttiva prefettizia sullo svolgimento delle manifestazioni di protesta contro le misure sanitarie”, 3) su una materia perfettamente attinente la direttiva”.

Ironia e indignazione. Le parole esprimono lo stato d’animo di una ampia fetta di cittadini catanesi, quelli che abitano nella zona del Centro Storico e che sono stati costretti a riunirsi in comitati e associazioni per cercare di fare rispettare i loro diritti, quelli che quotidianamente sono calpestati da chi frequenta le zone della movida e da chi se ne infischia delle aree pedonali, violandole bellamente, impunemente con auto, due ruote, mezzi pesanti.

Catania
Via Crociferi

Così come accade perfino in un Patrimonio Unesco, in via Crociferi, dove si chiudono entrambi gli occhi sulle violazioni ma si impedisce con fermezza di manifestare pacificamente, nel pieno rispetto delle norme anti Covid, per sensibilizzare le istituzioni. E’ successo lo scorso 11 dicembre, nonostante non si sarebbe trattato di una manifestazione no vax e il luogo scelto non rientrasse fra quelli interdetti dalla Prefettura nella riunione del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza dello scorso 12 novembre.

Stamattina, però, in via Etnea, sulla quale convergono vie e siti sensibili interdetti alle manifestazioni, è stato permesso ai rappresentanti etnei di Mio Italia (il Movimento imprese ospitalità) di riunirsi per fare sentire la loro voce: “Oggi siamo qui per ribadire il nostro diritto al lavoro e per mettere il Governo Nazionale di fronte alle proprie responsabilità nei confronti di un settore letteralmente in ginocchio – ha spiegato il presidente provinciale di Mio Italia Roberto Tudisco – Le ultime disposizioni anti covid rappresentano per noi l’ennesima mazzata tremenda. Sin dall’inizio siamo stati considerati come capro espiatorio su cui accanirsi. Nella grande distribuire, nei supermercati, nei panifici e in molte altre attività commerciali si può entrare liberamente senza che i gestori dell’attività debbano controllare il green pass dei clienti. Noi, al contrario, restiamo sotto scacco per un lavoro che dovrebbe essere compiuto dalle forze dell’ordine. Ovviamente il nostro non vuole essere un attacco nei confronti di queste imprese ma una ferma posizione riguardo al Governo che ci utilizza come cuscinetto. Adesso basta”.

Catania
Mio Italia in via Etnea, Catania

Legittima manifestazione. Così come lo sarebbe stata quella dei residenti, ai quali però lo stesso diritto è stato calpestato. Sarà un altro capitolo da aggiungere al dibattito costruttivo e risolutivo che si augurano venga alimentato dall’interrogazione parlamentare presentata dal deputato di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni. Ecco il testo al quale è stato invitato a rispondere il Ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese:

“In vista della manifestazione con corteo indetta a Catania dal coordinamento studentesco «Spine nel fianco» per il 25 novembre 2021, in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la questura di Catania, a sole 24 ore dalla data individuata, avrebbe modificato il percorso del corteo già autorizzato rendendo sostanzialmente impossibile allo stesso l’attraversamento delle strade principali della città, proponendo in alternativa un percorso all’interno di un quadro limitato e isolato della città; tale decisione è stata assunta dalla questura di Catania sulla base della direttiva del Ministro dell’interno del 10 novembre 2021 «Direttiva recante indicazioni sullo svolgimento di manifestazioni di protesta contro le misure sanitarie in atto» e della conseguente direttiva del prefetto di Catania; la manifestazione si proponeva di attraversare luoghi simbolo della violenza come tribunali e zone della movida, portando la voce delle donne nelle vie centrali della città, dando una possibilità concreta di dialogo e comunicazione con la città, riempiendo di significato una data simbolica; vista l’importanza del tema oggetto della manifestazione e il forte significato simbolico alla lotta contro la violenza sulle donne dei luoghi scelti dagli organizzatori a parere dell’interrogante questura e prefettura avrebbero potuto e dovuto compiere un supplemento di riflessione circa l’equilibrato contemperamento dei vari diritti e interessi in gioco; non aver permesso a centinaia di donne di attraversare liberamente il cuore della propria città proprio nella giornata del 25 novembre non appare all’interrogante rispettoso nei confronti dell’importanza che questa data assume ogni anno di più; la stessa Ministra interrogata il 23 novembre 2021 proprio a Catania, intervenendo alla presentazione al Teatro Massimo Bellini della campagna della polizia di Stato «Questo non è amore» contro la violenza sulle donne, aveva dichiarato: «Il femminicidio è un problema sociale su cui dobbiamo intervenire con urgenza» e il direttore centrale anticrimine della polizia, Francesco Messina, nella stessa occasione ha dichiarato: «La Sicilia è purtroppo una delle regioni in cui il fenomeno è maggiormente incidente. Il problema dei femminicidi ci attanaglia ed è un fenomeno che dobbiamo contrastare e contenere»; le suddette affermazioni di principio mal si conciliano, a parere dell’interrogante, con le esagerate restrizioni applicate alla manifestazione del coordinamento «Spine nel fianco» di Catania, tenutasi appena due giorni dopo, pur nella consapevolezza dello stato emergenziale, legato alla pandemia, nel quale ci si trova e della necessità di contenere assembramenti ed evitare che manifestazioni cosiddette «No-vax» e «no green pass» blocchino le città e in particolare i centri storici; una situazione analoga si è verificata con la richiesta del comitato organizzatore «Catanesiamo» di tenere un sit-in l’11 dicembre 2021 in via Crociferi a Catania, a sostegno della pedonalizzazione della stessa via, patrimonio dell’umanità ed emblema del barocco siciliano che, da anni, subisce la mancata chiusura del traffico veicolare di una sua porzione con le conseguenti limitazioni a una piena fruizione da parte di cittadini e visitatori; anche in questo caso il questore ha negato, con scarso preavviso, la via richiesta dagli organizzatori, proponendo in alternativa una piazza che non avendo alcuna relazione con l’oggetto della manifestazione ne avrebbe snaturato il significato e la portata –: quali iniziative intenda assunse per richiamare la questura e la prefettura a una più attenta valutazione della natura e delle finalità delle richieste di svolgimento di manifestazioni e delle modalità di autorizzazione delle stesse, soprattutto se legate ad appuntamenti di particolare rilevanza sociale, anche al fine di non comprimere diritti costituzionalmente riconosciuti e tutelati“.