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Maltempo Catania

Catania, risorgeremo anche stavolta, con quali mezzi? Cosa faremo oltre le parole? Intanto prepariamoci a Medicane

C’è un pallido solo oggi su Catania ma, la sensazione camminando in giro per le strade del centro cittadino è che la paura e il peggio non è passato. L’atmosfera è di una strana attesa; i negozianti puliscono le botteghe invase dall’acqua, le strade umide, portano i segni come cicatrici della furia della pioggia. I detriti sono dovunque, foglie, rami, fanghiglia, ombrelloni rotti davanti ai bar in via Etnea. Qualcuno lavora per rimettere a posto, risistemare ciò che si può sistemare, altri si preparano montando barriere davanti alle entrate dei locali, come a Venezia per l’acqua alta.

Piazza Duomo è stata già ripulita ma, dal Comune non arrivano buone notizie. Il sindaco che ha ricevuto anche la telefonata del Presidente della Repubblica Mattarella, ha da poco diffuso un video dopo l’incontro in Prefettura con il responsabile nazionale della Protezione civile, Fabrizio Curcio, arrivato a Catania per partecipare alla riunione straordinaria. Le previsioni non sono buone: per domani e venerdì si aspetta Medicane, il ciclone del Mediterraneo, risultato dei cambiamenti climatici che dovrebbe fare il suo passaggio sulla città. Nel video Pogliese annuncia che saranno chiude scuole, uffici e negozi salvo farmacie e attività essenziali sia domani sia venerdì 29.

Il presidente Musumeci, intanto, ha dichiarato lo stato di emergenza e chiederà al governo il riconoscimento dello stato di calamità nazionale ma ancora è presto per una stima dei danni dell’acqua alle attività commerciali, alle colture nelle campagne nel Catanese, ai depositi, alle strutture della zona industriale in città.

Quello che è certo è che ci sono stati tre morti: una coppia a Scordia (la signora non è ancora stata ritrovata) e Paolo Grassidonio, 53enne volontario della protezione civile che è morto annegato a Gravina, ieri, durante il nubifragio. Il video del suo tentativo di strapparlo alla morte ha fatto il giro del web, noi di DayCatania abbiamo deciso di non mandare quelle immagini per il rispetto al dolore immenso, alla memoria della vittima, ai suoi familiari. Il giornalismo si deve fermare a un certo punto. Fa male vedere che, invece, altre testate quel video lo hanno “sparato” in prima pagina in spregio ad una deontologia professionale sul quale l’Ordine dei giornalisti dovrebbe vigilare. Dovrebbe, appunto.

Qualcuno, per strada, a due passi dal Comune, parla e accusa la politica, per non aver saputo trovare una soluzione ad una tragedia già vista e, per certi versi, annunciata. 18 anni fa una studentessa di 21 anni, Annalisa Bongiovanni, perse la vita travolta dalla furia dell’acqua in via Galermo, era ottobre anche allora. Ritornava con il motorino a casa quando fu investita dall’onda di piena. Un’altra ragazza quel giorno, sempre in quella zona, fu salvata in extremis.

Anche allora, si disse mai più. Anche allora, dopo il dolore, si levarono polemiche per la mancata realizzazione del canale di gronda che doveva essere la soluzione al problema della pioggia che scende dai paesi etnei fino al centro della città. Anche oggi, qualcuno dovrebbe recitare il mea culpa: le acque pedemontane non sono ancora convogliate nel canale di gronda perché alcuni comuni a monte della città non hanno realizzato gli allacci.

Allora, dove morì Annalisa, venne realizzata una segnaletica per avvertire gli automobilisti del pericolo alluvione ma niente di più.

Qualcosa si può fare, si doveva e si dovrà fare. Esiste un piano delle strade a rischio di allagamento durante le piogge “forti” nella nostra città? Ci sono segnali di pericolo che avvertono gli automobilisti degli allagamenti? Ci sono centraline poste nei punti più a rischio che attivano segnali di emergenza per passanti e auto?

Saranno discorsi da affrontare dopo Medicane; la tregua che il tempo ci ha concesso sta già per finire. Domani e venerdì 29 sono previsti peggioramenti. Ci uniamo alle raccomandazioni suggerite dagli esperti e dal buon senso: non uscire di casa se non per motivi improrogabili. Molta prudenza. Ci dissociamo dai vari post di alcuni politici che hanno perso un’altra occasione per stare zitti. “Catania risorgerà anche stavolta” si legge sempre alla fine di questi messaggi, tutti uguali, fatti con lo stampo. No, cari signori, Catania non ha visto in 20 anni un solo provvedimento, una sola soluzione per risolvere questo problema. Catania si allagherà di nuovo. Noi, ci stiamo preparando.

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