Pubblicato il 30 Giugno 2026
La donna soccorsa dagli agenti presentava lividi e graffi
Una violenta lite tra due fidanzati è stata interrotta dall’intervento della Polizia di Stato, che ha soccorso una 28enne trovata con lividi, graffi e tumefazioni in diverse parti del corpo.
L’episodio è avvenuto nella zona di viale Mario Rapisardi, dove una pattuglia della squadra volanti, impegnata in un servizio di controllo del territorio, è intervenuta dopo aver notato l’aggressione in corso.
L’aggressione dopo una scenata di gelosia
Secondo quanto riferito dalla donna agli agenti, il fidanzato, un 30enne catanese, l’avrebbe raggiunta presso l’abitazione di un’amica, convinto che fosse in compagnia di un altro uomo.
La vittima ha raccontato che l’uomo l’avrebbe prima afferrata per il collo e poi colpita con diversi schiaffi, provocandole lesioni e costringendola a fuggire in strada per chiedere aiuto.
L’aggressore l’avrebbe però inseguita e avrebbe continuato a colpirla, fermandosi soltanto grazie al tempestivo intervento dei poliziotti che stavano transitando nella zona.
Il racconto della vittima: una lunga serie di violenze
Dopo aver riportato la calma, gli agenti hanno ascoltato la giovane, che lamentava anche forti dolori al basso ventre.
Dal suo racconto sarebbe emerso un quadro di presunti maltrattamenti ripetuti nel tempo, caratterizzato da aggressioni verbali, minacce e violenze fisiche.
La donna ha riferito che, pochi mesi dopo l’inizio della relazione, il compagno l’avrebbe colpita con tale violenza da provocarle un trauma cranico, senza che lei trovasse allora il coraggio di denunciarlo.
Arrestato il presunto aggressore
Al termine degli accertamenti, il 30enne è stato arrestato con l’accusa di maltrattamenti e lesioni personali.
Su disposizione del Pubblico Ministero della Procura di Catania, l’uomo è stato posto agli arresti domiciliari, dove rimarrà in attesa dell’udienza di convalida davanti al giudice.
Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e l’indagato è da considerarsi presunto innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

