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Elly Schlein

Centrosinistra, torna il dibattito sulle rendite finanziarie: proposta una tassazione più elevata

Pubblicato il 15 Giugno 2026

Schlein rilancia la riforma fiscale: “Il lavoro paga più delle rendite”

La discussione sulla riforma del sistema fiscale torna al centro del dibattito politico. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha rilanciato l’idea di intervenire sulla tassazione delle rendite finanziarie, sostenendo la necessità di riequilibrare il carico fiscale tra chi vive di reddito da lavoro e chi ottiene guadagni dagli investimenti.

Nel corso di un incontro pubblico a Roma, Schlein ha evidenziato come i lavoratori dipendenti, i pensionati e le imprese siano sottoposti a una pressione fiscale superiore rispetto a quella applicata alle rendite finanziarie, oggi tassate al 26%.

Secondo la leader dem, questo squilibrio richiede un intervento immediato per rendere il sistema più equo e progressivo.

Il Movimento 5 Stelle apre alla revisione delle rendite

La proposta trova aperture anche all’interno del Movimento 5 Stelle. Il presidente dei senatori pentastellati, Stefano Patuanelli, ha infatti dichiarato di preferire un trasferimento della pressione fiscale dal lavoro alle rendite finanziarie piuttosto che introdurre nuove imposte patrimoniali.

Secondo Patuanelli, una maggiore tassazione dei redditi finanziari e una lotta più efficace all’evasione fiscale rappresenterebbero strumenti più adatti per aumentare l’equità del sistema tributario senza alimentare ulteriori tensioni politiche.

Le proposte del Pd: successioni, Irpef e rendite

Il tema è stato ripreso anche da Alfredo D’Attore, che ha indicato alcune priorità per il centrosinistra.

Tra le proposte avanzate figurano:

  • Una maggiore progressività dell’Irpef;
  • Il ripristino di una tassa sulle grandi eredità milionarie;
  • L’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie, attualmente separate dall’imposta sui redditi ordinari.

L’obiettivo dichiarato è quello di rendere il sistema fiscale più aderente al principio della progressività sancito dalla Costituzione.

Quanto sono tassate oggi le rendite finanziarie in Italia

Attualmente in Italia la maggior parte delle rendite finanziarie, comprese le plusvalenze derivanti da azioni, obbligazioni societarie e conti deposito, è soggetta a un’aliquota del 26%.

L’attuale livello di tassazione è il risultato di una serie di interventi normativi. Fino al 2012 l’aliquota era pari al 12,5%, successivamente elevata al 20% e infine portata al 26% nel 2014.

Fa eccezione il comparto dei titoli di Stato, che continua a beneficiare di una tassazione agevolata al 12,5%, misura considerata strategica per mantenere attrattivi gli investimenti nel debito pubblico italiano.

Il confronto con gli altri Paesi europei

Guardando al panorama europeo, la tassazione italiana sulle rendite finanziarie non appare particolarmente distante da quella applicata negli altri principali Paesi.

Nel dettaglio:

  • Nel Regno Unito l’imposta sulle plusvalenze varia generalmente tra il 10% e il 20%;
  • In Francia è prevista una tassazione forfettaria del 30%;
  • In Germania l’aliquota è pari al 26,375%, con una soglia di esenzione per i piccoli guadagni;
  • In Spagna il prelievo oscilla tra il 19% e il 26% in base all’entità dei profitti.

Per questo motivo resta ancora da capire quale sarà l’effettiva portata delle proposte avanzate dal centrosinistra.

Chi potrebbe essere interessato da un eventuale aumento

Uno dei punti ancora irrisolti riguarda la platea dei contribuenti coinvolti da una possibile revisione fiscale.

Non è infatti chiaro se l’eventuale aumento delle aliquote dovrebbe riguardare tutti gli investitori, compresi i piccoli risparmiatori, oppure soltanto coloro che dispongono di patrimoni finanziari più consistenti o di elevati redditi da capitale.

Al momento non sono stati presentati dettagli tecnici o soglie specifiche.

La patrimoniale continua a dividere il fronte progressista

Parallelamente al dibattito sulle rendite, resta aperta la questione della patrimoniale.

A riaccendere il confronto è stata Chiara Appendino, che si è espressa a favore di un’imposta sui patrimoni superiori ai cinque milioni di euro, sostenendo la necessità di intervenire contro l’aumento delle disuguaglianze economiche.

Una posizione che si scontra con quella dell’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dello stesso Patuanelli, entrambi contrari a questo tipo di misura.

Per il momento, quindi, il centrosinistra appare più compatto sull’ipotesi di una revisione della tassazione delle rendite finanziarie che sull’introduzione di una nuova imposta patrimoniale, tema destinato a rimanere al centro del confronto politico nei prossimi mesi.

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