Pubblicato il 2 Dicembre 2025
Il giudice per l’udienza preliminare di Latina, Mara Mattioli, ha disposto il rinvio a giudizio per gli imputati, ben 64, coinvolti nella seconda parte dell’inchiesta nota come Certificato pazzo. Per alcuni dei soggetti toccati dalle misure cautelari in fase di indagine, il procedimento si era già concluso, anche in Appello. Tra le accuse principali figura la corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio.
Non tutti gli indagati affronteranno il processo: una donna ha optato per il rito abbreviato ed è stata condannata a due anni e otto mesi, mentre per un’altra imputata è stato disposto il non luogo a procedere.
Le contestazioni: attestazioni false e certificazioni irregolari
Come riportato dai colleghi di Latina Oggi, nel corso delle indagini è emerso che alcuni fatti contestati sono stati commessi anche in provincia di Frosinone, in particolare a Isola del Liri, dove un funzionario della Asl sarebbe stato tratto in inganno da un certificato medico falso. Il documento aveva consentito a un uomo di ottenere il rinnovo della licenza per il porto d’armi per uso caccia, nonostante l’idoneità fosse inesistente.
Nel primo troncone dell’inchiesta, concluso separatamente, alcune condanne avevano raggiunto i quattro anni di reclusione, mentre altri imputati erano stati assolti.
Una delle frasi captate dagli investigatori e ritenuta significativa è stata: «Ti faccio un bel certificato», intercettata durante le attività di indagine.
Le accuse: certificazioni psichiatriche false e frode processuale
Gli imputati – residenti tra Latina, Priverno, Monte San Biagio e Fondi – saranno chiamati in aula a partire dal 4 novembre prossimo, data fissata per l’avvio del processo. L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto dell’epoca Carlo Lasperanza e dal sostituto procuratore Giuseppe Miliano, si è avvalsa del lavoro dei Carabinieri del Nas di Latina.
Dagli accertamenti sarebbe emerso che alcune certificazioni irregolari erano finalizzate a ottenere benefici legati a invalidità, procedimenti giudiziari e misure alternative alla detenzione. In un caso, un uomo sarebbe riuscito ad evitare il carcere ottenendo i domiciliari e una pensione di invalidità.
Inizialmente, le persone indagate erano 126, ma diverse posizioni sono state successivamente archiviate.
Nel capo di imputazione, gli inquirenti hanno sottolineato come gli atti contestati fossero in violazione dei principi di imparzialità e indipendenza dell’amministrazione pubblica, con il rilascio di false certificazioni psichiatriche. I due tronconi dell’indagine sono poi confluiti in un unico procedimento penale, con l’Inps come parte offesa. Tra i reati ipotizzati figura anche la frode processuale.
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