Pubblicato il 14 Gennaio 2026
Una condanna a 21 anni di reclusione per omicidio volontario è stata pronunciata dalla Corte d’Assise di piazzale Clodio nei confronti di Nawela Kevinda, 31 anni, originario dello Sri Lanka, ritenuto responsabile della morte di Nicolò Caronia, ex poliziotto di 94 anni, deceduto nell’agosto 2024 dopo una lunga sequenza di ricoveri tra ospedali e cliniche. La vicenda, secondo quanto ricostruito, è maturata quando l’uomo aveva iniziato da pochissimo a lavorare come badante nell’abitazione dell’anziano.
L’episodio: l’aggressione al secondo giorno di lavoro
I fatti risalgono al 2 giugno di due anni fa. In base alla ricostruzione, Caronia avrebbe chiesto un caffè al badante, che appariva visibilmente ubriaco e si sarebbe rifiutato di prepararlo. L’anziano si sarebbe quindi diretto verso la cucina per farlo da solo: è in quel frangente che sarebbe scattata la violenza.
“Colpi ripetuti e violenti”: la ricostruzione dell’accusa
Nel capo d’imputazione si parla di calci, pugni e gomitate inferti “ripetutamente e violentemente” su testa, viso, busto e arti. Durante l’aggressione, l’imputato avrebbe anche insultato l’anziano e sputato sugli attestati della polizia esposti nel corridoio dell’abitazione. Poi lo avrebbe lasciato a letto, dolorante e in difficoltà.
L’allarme del figlio e la corsa in casa: “Mi ha ammazzato di botte”
Come riportato dai colleghi de Il messaggero, a intervenire è stato il figlio Fabrizio, insospettito da una telefonata: dopo vari squilli, a rispondere al cellulare del padre sarebbe stato proprio il badante, che tentava di tranquillizzarlo. In sottofondo, però, Fabrizio avrebbe sentito i lamenti del padre che chiedeva aiuto, decidendo così di correre nell’appartamento di via Mengarini, nel quartiere Portuense.
Una volta arrivato, avrebbe trovato l’imputato addormentato su un divano, in stato confusionale. In casa, nello zaino e nell’immondizia, sarebbero state rinvenute otto bottiglie di vino vuote. Caronia, invece, era a letto e avrebbe pronunciato con un filo di voce la frase: “Mi ha ammazzato di botte”, dichiarazione che sarebbe stata confermata anche ai carabinieri della stazione di Porta Portese una volta giunto al pronto soccorso del San Camillo.
I ricoveri e il decesso: l’accusa diventa omicidio volontario
Dopo quasi tre mesi di cure, a fine agosto 2024 l’ex poliziotto è morto. Per la Procura, la morte sarebbe stata provocata dal politrauma e dalla successiva sindrome ipocinetica da allettamento. Inizialmente Kevinda era stato portato in carcere con l’accusa di tentato omicidio, ma con il decesso dell’anziano l’imputazione è stata riqualificata in omicidio volontario.
La sentenza e le reazioni in aula
Il pubblico ministero Alessandro Lia aveva chiesto 24 anni. La Corte d’Assise ha chiuso il primo grado con una condanna a 21 anni.
«Questa sentenza non mi restituirà certo mio padre», ha commentato il figlio Fabrizio, ricordando che Caronia «era un uomo buono» e aveva lavorato «per il bene degli altri».
La difesa, rappresentata dall’avvocata Carla Serra, ha dichiarato di rispettare la decisione e di attendere le motivazioni, sostenendo però che l’imputazione corretta sarebbe stata omicidio preterintenzionale e contestando il nesso di causalità dopo le dimissioni ospedaliere e il trasferimento in clinica.
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