Pubblicato il 7 Aprile 2023
“Sono inconcludente e inutile”.
Sono alcune delle ultime parole scritte in un lungo testo dallo studente che ha deciso di togliersi la vita.
Nuovo caso di suicidio di un universitario sotto pressione per il mancato superamento degli esami e di non aver raggiunto il traguardo della laurea. Questa volta la vittima è un 29enne pugliese che studiava medicina all’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti.
A trovare il corpo senza vita, ieri pomeriggio, è stata la sorella, con cui condivideva l’abitazione a poche centinaia di metri dal campus dove hanno sede le facoltà mediche, nel Villaggio Mediterraneo.
Il giovane, originario di Manduria in provincia di Taranto, ha affidato il suo malessere a un messaggio di 42 pagine su un block notes, trovato in casa dalla polizia.
Nel lungo testo lo studente parla di una vita, la sua, “inconcludente e inutile” e fa riferimento a un esame di Anatomia patologica che non riusciva a superare, oltre ad alcune “bugie” raccontate. Probabilmente la situazione di sofferenza si protraeva già da un po’.
Sul caso sono intervenuti i giovani del progetto “Chiedimi come sto”.
“Pressione sociale, paura di fallire, sensi di colpa, bugie, il mondo universitario è diventato sempre di più un luogo di depressione e ansia quando dovrebbe essere una fucina di idee, studio, curiosità e approfondimento – scrivono sui profili social –. E invece no, siamo ben lontani dal come dovrebbe essere. Serve un cambio di rotta: più servizi per il benessere psicologico; una nuova visione di università dove vengono rispettate le persone per le loro competenze e qualità, decostruendo la narrazione meritocratica e la retorica delle migliori. Non possiamo più restare fermi davanti a tutto questo. Servono soluzioni strutturali subito. Non si può morire di università”.
“Una perdita dolorosa per la famiglia alla quale ci stringiamo e anche per la comunità teatina, per lui di adozione – dice il sindaco di Chieti Diego Ferrara – che richiama tutti alla delicatezza del momento che stiamo vivendo e al bisogno di attenzione e di umanità su cui bisogna fondare una nuova rinascita che tenga conto anche delle fragilità di ognuno di noi. L’auspicio è che la competizione e il merito non siano l’unico orizzonte per i nostri giovani, che devono poter realizzare il proprio progetto di vita secondo i loro tempi e con la forza di competenze e talenti a cui istituzioni, famiglia, scuole, università devono saper dare sostegno, direzione e spazio”.

