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Claudio Domino, Palermo ricorda il bambino ucciso dalla mafia 40 anni fa

Pubblicato il 7 Ottobre 2026

La memoria di Claudio nella strada a lui intitolata

A quarant’anni dalla sua morte, Palermo torna a ricordare Claudio Domino, il bambino di appena 11 anni ucciso con un colpo di pistola nel 1986. La commemorazione si è svolta nella strada della città che oggi porta il suo nome, proprio nel luogo in cui Claudio venne assassinato.

A distanza di quattro decenni, restano ancora senza risposta le domande sulle ragioni dell’omicidio. Come ogni anno, i genitori Antonio e Graziella Domino hanno voluto organizzare un momento di memoria insieme ai giovani di alcune scuole del territorio: l’Ignazio Florio di San Lorenzo, l’Alessandra Siragusa, il Casteldaccia e il Giovanni Falcone.

Sotto la stele dedicata a Claudio sono stati deposti fiori e corone d’alloro, in un momento di raccoglimento al quale hanno partecipato familiari, rappresentanti delle istituzioni e numerosi studenti.

I genitori: “Claudio non deve essere soltanto il passato”

Per Antonio e Graziella Domino, il ricordo del figlio rappresenta ancora oggi una ferita profonda, ma anche un messaggio da trasmettere alle nuove generazioni.

“Nostro figlio è stato ucciso con un colpo di pistola agli occhi, come se fosse un boss“, hanno ricordato i genitori. “È doloroso pensare a questo, ma ci conforta vedere tanti ragazzi che lo ricordano, perché lui non deve essere solo il passato ma il futuro”.

Rivolgendosi agli studenti presenti alla commemorazione, i genitori hanno lanciato un appello alla fiducia nelle istituzioni: “Abbiate ancora fiducia nelle istituzioni“, nonostante dopo quarant’anni la famiglia non abbia ancora ricevuto risposte sull’omicidio.

Un messaggio legato anche a una frase che Claudio era solito ripetere: “Viva la vita”, parole che i suoi genitori hanno scelto di continuare a ricordare e trasmettere.

Balsamo: “La vicenda di Claudio ha fatto comprendere la ferocia della mafia”

Alla cerimonia è intervenuto anche Antonio Balsamo, presidente della Corte d’appello di Palermo, che ha sottolineato il significato che la vicenda di Claudio Domino ha avuto nella storia della città e nella consapevolezza del fenomeno mafioso.

Secondo Balsamo, proprio il caso di Claudio ha contribuito a far comprendere a Palermo quanto la mafia rappresentasse una delle più gravi minacce per la Sicilia. Il presidente della Corte d’appello ha inoltre espresso l’auspicio che si possa arrivare, anche per questa e per altre drammatiche vicende del passato, a una verità che non sia soltanto giudiziaria, ma anche storica.

Cracolici: “La verità prima o poi arriverà”

Sulla necessità di fare luce sull’assassinio è intervenuto anche Antonello Cracolici, presidente dell’Antimafia regionale.

“Dopo tutti questi anni non sappiamo perché lui sia stato ucciso“, ha sottolineato Cracolici, rivolgendosi idealmente ai genitori di Claudio e ribadendo la speranza che la verità possa finalmente emergere.

Il presidente dell’Antimafia ha ricordato inoltre come, quarant’anni fa, le indagini non potessero contare sugli strumenti tecnologici oggi disponibili. Le moderne tecnologie investigative, ha osservato, possono oggi consentire di individuare più facilmente i responsabili di fatti rimasti irrisolti.

Una memoria affidata alle nuove generazioni

Alla commemorazione hanno partecipato, oltre ad Antonio e Graziella Domino, il vicesindaco di Palermo Brigida Alaimo, l’assessore comunale alla Cultura Antonio Rini, Antonello Cracolici e Antonio Balsamo.

La presenza degli studenti ha dato alla giornata un significato particolare: il ricordo di Claudio continua a essere affidato ai giovani, affinché una vicenda ancora priva di una risposta definitiva non venga dimenticata e possa continuare a rappresentare un simbolo della lotta alla mafia e della ricerca della verità.

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