Pubblicato il 14 Luglio 2026
Conti, spese e investimenti sotto la lente dell’Agenzia delle Entrate
L’Agenzia delle Entrate utilizza conti correnti, acquisti, investimenti e spese personali come indicatori per verificare la coerenza tra il reddito dichiarato e il reale tenore di vita di un contribuente.
Attraverso l’incrocio delle informazioni disponibili, il Fisco può individuare situazioni in cui le disponibilità economiche sembrano non essere compatibili con quanto dichiarato.
Essere individuati come soggetti a rischio, però, non significa automaticamente essere considerati evasori fiscali: prima di un eventuale accertamento devono essere rispettate precise condizioni previste dalla legge.
Quali informazioni arrivano al Fisco dai conti correnti
Banche, Poste e intermediari finanziari sono tenuti a comunicare all’Anagrafe tributaria alcuni dati relativi ai rapporti dei propri clienti.
Tra le informazioni raccolte rientrano:
- esistenza dei conti e dei rapporti finanziari;
- saldo del conto;
- giacenza media annuale;
- totale degli accrediti e degli addebiti effettuati.
L’Agenzia delle Entrate può utilizzare questi elementi insieme agli altri dati presenti nelle banche dati fiscali per verificare eventuali discrepanze tra movimenti finanziari, spese sostenute e redditi dichiarati.
La doppia soglia che fa scattare l’accertamento sintetico
La normativa prevede una condizione precisa per procedere con l’accertamento sintetico del reddito.
Lo scostamento tra il reddito dichiarato e quello ricostruito dal Fisco deve superare contemporaneamente due limiti:
- almeno il 20% rispetto al reddito dichiarato;
- una differenza assoluta pari ad almeno dieci volte l’assegno sociale annuo, che nel 2026 corrisponde a 71.011,20 euro.
Entrambe le condizioni devono essere rispettate.
Gli esempi pratici per capire quando scatta il controllo
Se un contribuente dichiara 30 mila euro di reddito e l’Agenzia delle Entrate ricostruisce una disponibilità di 80 mila euro, la differenza è di 50 mila euro.
Anche se lo scostamento supera il 20%, non viene raggiunta la soglia minima di 71.011,20 euro, quindi non si verificano entrambe le condizioni richieste dalla legge.
Diverso il caso di chi dichiara 100 mila euro e si vede attribuire un reddito ricostruito di 175 mila euro.
In questo caso la differenza è di 75 mila euro, superiore sia al limite del 20% sia alla soglia assoluta: l’accertamento sintetico può quindi essere avviato.
Quali spese vengono considerate dal Fisco
La ricostruzione del reddito può basarsi sulle spese di qualsiasi tipo sostenute durante l’anno d’imposta.
Possono quindi essere valutati elementi come:
- acquisto di immobili;
- automobili e beni di valore;
- investimenti finanziari;
- spese scolastiche;
- assicurazioni;
- viaggi e altre spese documentabili.
I movimenti sul conto corrente possono contribuire alla valutazione, ma non ogni somma presente sul conto viene automaticamente considerata reddito.
Possono avere una provenienza legittima, ad esempio:
- trasferimenti tra conti intestati alla stessa persona;
- prestiti;
- donazioni;
- eredità;
- disinvestimenti;
- somme già tassate.
L’aspetto fondamentale è riuscire a dimostrare con documenti l’origine delle somme.
Come può difendersi il contribuente
Prima di procedere con un accertamento sintetico, l’Amministrazione finanziaria deve avviare un confronto con il contribuente.
Non si passa quindi direttamente dalla verifica dei dati alla richiesta di pagamento.
Il contribuente può dimostrare che le spese sono state sostenute grazie a:
- risparmi accumulati negli anni precedenti;
- redditi già tassati o esenti;
- somme ricevute da familiari o altre persone;
- entrate che non fanno parte del reddito imponibile.
Può inoltre contestare eventuali errori sulla ricostruzione delle spese.
Per questo motivo diventano fondamentali documenti bancari, contratti, atti di donazione o successione e prove relative ai disinvestimenti.
Ad agosto stop alle nuove notifiche delle cartelle esattoriali
Nel frattempo, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha annunciato una sospensione delle notifiche delle cartelle di pagamento durante il mese di agosto 2026.
La decisione è stata presa per evitare disagi ai contribuenti durante il periodo delle ferie estive.
L’ente ha inoltre precisato che non esiste alcun aumento anomalo di cartelle o pignoramenti: i dati sulle attività di riscossione risultano in linea con quelli degli anni precedenti.
La sospensione riguarda esclusivamente le nuove notifiche delle cartelle e non modifica le regole sui controlli fiscali né interrompe le procedure di accertamento già previste dalla normativa.

