« Torna indietro

Corea del Sud, verso lo stop definitivo alla carne di cane: dal 2027 vietati allevamento e commercio

Pubblicato il 30 Giugno 2026

Per anni la Corea del Sud ha vissuto una contraddizione sempre più evidente: da un lato l’immagine di una potenza tecnologica e culturale globale, dall’altro la persistenza del consumo di carne di cane, una pratica che ha suscitato a lungo critiche e dibattiti internazionali.

Oggi questa fase sembra destinata a concludersi. Dopo la legge approvata nel gennaio 2024, il Paese si prepara a introdurre dal 2027 il divieto totale di allevamento, macellazione e vendita di carne canina, con un processo di transizione già avviato e accelerato negli ultimi mesi.

Una svolta non solo normativa ma culturale

La decisione di Seoul non riguarda soltanto un cambiamento legislativo, ma rappresenta soprattutto una profonda trasformazione culturale e sociale.

Negli ultimi vent’anni, infatti, il rapporto dei sudcoreani con gli animali domestici è cambiato radicalmente: il cane è sempre più considerato un compagno di vita e sempre meno una risorsa alimentare.

Secondo i dati di Humane Society International/Korea, oggi più di sei milioni di cani vivono nelle famiglie sudcoreane, mentre la maggioranza della popolazione dichiara di non voler consumare carne di cane in futuro.

Il cambiamento è soprattutto generazionale: il consumo sopravvive in forma residuale tra le fasce più anziane, mentre i più giovani lo percepiscono come una pratica del passato.

Le origini storiche della pratica

Per comprendere il fenomeno, osservano gli esperti, è necessario considerare il contesto storico. Il consumo di carne di cane in Corea del Sud non nasce come tradizione gastronomica fine a sé stessa, ma come conseguenza di periodi di povertà e scarsità alimentare.

Durante l’occupazione giapponese e nel dopoguerra, molte famiglie avevano accesso limitato alle proteine. I bovini erano destinati al lavoro nei campi, mentre i cani risultavano più facilmente allevabili. In questo contesto si diffusero anche piatti tradizionali come il bosintang, una zuppa consumata soprattutto nei mesi estivi.

La legge del 2024 e il periodo di transizione

Il percorso verso il divieto è stato lungo e politicamente complesso. Per anni i tentativi legislativi non avevano avuto successo, anche a causa delle pressioni del settore e degli operatori economici coinvolti.

La svolta è arrivata nel gennaio 2024, quando l’Assemblea Nazionale ha approvato quasi all’unanimità la legge che mette fine all’industria della carne di cane.

Il provvedimento entrerà pienamente in vigore nel 2027, dopo una fase transitoria pensata per consentire la chiusura o la riconversione delle attività coinvolte.

La normativa prevede sanzioni severe, comprese multe elevate e possibili pene detentive per chi continuerà ad allevare o macellare cani destinati al consumo. Parallelamente, il governo ha annunciato misure di sostegno economico per allevatori e commercianti.

Secondo il ministero dell’Agricoltura, nel Paese restano ancora oltre mille allevamenti e circa 1.600 ristoranti specializzati, un numero in calo ma ancora significativo.

Pressione sociale e cambiamento della società

Negli ultimi anni il settore aveva già iniziato a ridursi, anche prima dell’intervento legislativo. Le campagne delle associazioni animaliste e l’evoluzione della sensibilità pubblica hanno accelerato il processo di trasformazione.

Molti allevatori avrebbero denunciato crescente isolamento sociale e difficoltà economiche, mentre alcune organizzazioni internazionali, come Humane Society International, hanno collaborato alla riconversione delle attività verso settori alternativi, come l’agricoltura.

In questo senso, il divieto appare come la formalizzazione di un cambiamento già in atto, più che una rottura improvvisa.

L’immagine internazionale della Corea del Sud

Un ulteriore elemento che potrebbe aver inciso riguarda la crescente esposizione globale del Paese. La Corea del Sud è oggi una potenza dell’intrattenimento e della tecnologia, con cinema, serie TV e musica K-pop che hanno contribuito a ridefinirne l’immagine internazionale.

In questo contesto, alcune pratiche tradizionali sono diventate sempre più difficili da conciliare con la nuova identità globale del Paese.

Le sfide della fase finale

Nonostante il percorso legislativo sia ormai definito, restano ancora diverse incognite sulla fase finale della transizione. Tra queste, il destino degli animali ancora presenti negli allevamenti e il rischio di attività illegali dopo l’entrata in vigore del divieto.

Secondo alcune fonti locali e internazionali, parte del settore avrebbe già iniziato a chiudere in anticipo rispetto alla scadenza del 2027, accelerando così la fine di una pratica che sta per uscire definitivamente dalla storia contemporanea del Paese.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *