Pubblicato il 21 Febbraio 2022
Avrebbe gestito almeno 18mila conti che fanno riferimento ad attività criminali, violazioni dei diritti umani o soggetti sottoposti a sanzioni. Un’inchiesta dell’Organized Crime and Corruption Reporting Project, consorzio di 47 media internazionale che include testate così come “Le Monde”, “The Guardian” e “Miami Herald”, inchioderebbe il Credit Suisse.
I dettagli dei conti collegati a 30.000 clienti smaschererebbe i beneficiari dei conti, pubblicati, insieme con gli altri dettagli dell’indagine, anche da La Stampa, unico quotidiano italiano partner nell’inchiesta. Le informazioni fanno riferimento a conti e depositi da oltre 100 miliardi di dollari ospitati dall’istituto tra gli anni Quaranta del secolo scorso e la fine del 2010.
Tra i nomi emersi, vi sarebbero quelli di un cittadino svedese trafficante di esseri umani nelle Filippine, un boss della borsa di Hong Kong incarcerato per corruzione, un miliardario che ha ordinato l’omicidio della sua fidanzata pop star libanese e dirigenti che hanno saccheggiato la compagnia petrolifera statale venezuelana.
E inoltre un figlio dell’ex dittatore egiziano Hosni Mubarak, l’ex capo dei servizi segreti del paese, ma anche italiani domiciliati all’estero, tra cui quasi un terzo abitanti in Venezuela, come Mario Merello, accusato in passato di aver frodato il fisco per 450 milioni di euro.
Fra i clienti speciali anche un conto di proprietà del Vaticano nei dati, aperto nel lontano 1930, che è stato utilizzato per spendere 350 milioni di euro nell’ormai noto investimento in una proprietà londinese che è al centro di un processo penale in corso contro diversi imputati.

