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Crisi energetica e voli: aumenti dei prezzi e timori per il futuro del trasporto aereo

Pubblicato il 23 Aprile 2026

Un settore sotto pressione per la guerra in Medio Oriente

La crisi energetica legata al conflitto in Medio Oriente sta generando forti incertezze per il futuro, colpendo in modo particolare il comparto dei trasporti. Tra i più esposti c’è il settore aereo, già alle prese con costi in aumento e difficoltà di approvvigionamento del carburante.

Aumenti dei prezzi e riduzione dei voli

Le prime conseguenze sono già visibili. United Airlines ha introdotto aumenti tariffari tra il 15% e il 20% e ha previsto una riduzione del 5% della capacità di volo per il 2026.

Situazione ancora incerta per Ryanair: secondo l’amministratore delegato Michael O’Leary, le scorte attuali garantiscono operatività fino a maggio, ma oltre questa data lo scenario resta imprevedibile. Lo stesso manager ha ammesso che non si possono escludere cancellazioni di voli nel caso in cui il conflitto si protragga.

Il nodo carburante e le previsioni

Ryanair stima un rischio concreto tra il 10% e il 20% sulle forniture di carburante. Per il breve termine le compagnie petrolifere offrono rassicurazioni, ma su giugno e sui mesi successivi non ci sono certezze.

Le aree più vulnerabili sarebbero quelle maggiormente dipendenti da specifici fornitori, come la Gran Bretagna. In Europa, invece, la diversificazione delle fonti – tra Norvegia, Africa occidentale e Stati Uniti – mitiga parzialmente il rischio, anche se l’instabilità globale continua a incidere pesantemente. Anche in caso di cessazione immediata del conflitto, servirebbero mesi per tornare a una situazione normale, con il prezzo del cherosene che potrebbe scendere sotto i 100 dollari solo verso settembre.

Costi alle stelle e rischio fallimenti

Nonostante Ryanair abbia bloccato l’80% del carburante a 67 dollari al barile fino al 2027, il restante 20% è soggetto a forti oscillazioni: dai 74 dollari di febbraio ai 150 dollari registrati tra aprile e maggio.

Questo incremento ha comportato 50 milioni di dollari di costi extra solo ad aprile. Se il prezzo dovesse restare su questi livelli per un anno, l’impatto potrebbe arrivare a 600 milioni di dollari. Una pressione economica che potrebbe mettere in difficoltà diverse compagnie, con il rischio che alcuni vettori non riescano a sopravvivere nei prossimi mesi.

Nuove regole per il check-in Ryanair

Nel frattempo, Ryanair ha annunciato un cambiamento nelle procedure aeroportuali: dal 10 novembre, il check-in e la consegna dei bagagli chiuderanno 60 minuti prima della partenza, rispetto ai 40 attuali. L’obiettivo è ridurre i ritardi e consentire ai passeggeri di completare con più calma i controlli di sicurezza.

Per chi viaggia senza bagaglio da stiva, invece, non ci saranno variazioni: sarà possibile continuare a effettuare il check-in online e accedere direttamente ai controlli per raggiungere il gate.

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