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Crollo delle nascite: così allarmante non accadeva dall’Unità d’Italia

Pubblicato il 14 Marzo 2022

Papa Francesco lo scorso 26 dicembre aveva definito una “preoccupazione vera” il crollo della natalità in Italia. Una “tragedia”, aveva sottolineato, perché sembra che tanti abbiano perso “l’aspirazione di andare avanti con figli e tante coppie preferiscono rimanere senza o con un figlio soltanto”. Nulla è cambiato. E quel che preoccupa il Pontefice rimane la vera questione sociale. Perché se crolla la natalità, a cascata crolla il sistema pensionistico, crolla il welfare, il sistema sanitario gratuito come lo abbiamo oggi in Italia.

Alla fine dello scorso anno la popolazione italiana residente è diminuita di 253 mila persone, pari al -0,4% rispetto al 2020. Allarma soprattutto la diminuzione delle nascite che, per la prima volta dall’unità d’Italia, scendono sotto le 400 mila unità in un anno per una riduzione complessiva dell’1,3%. Il calo rispetto al picco più recente, risalente al 2008, è di quasi il 31%.

È l’onda lunga della pandemia, che ha causato un aumento della mortalità non compensato dalla nascita di nuovi bambini. Dall’arrivo del coronavirus la popolazione italiana si è ridotta di quasi 616 mila persone e nemmeno l’aumento del 2,7% del tasso migratorio (+ 156 mila persone rispetto al 2020) è riuscito a mitigare sensibilmente questo deficit negativo.

Solo la provincia di Bolzano registra un aumento delle nascite (+123) mentre le regioni che più vedono peggiorare il tasso naturale tra decessi e nascite sono il Molise (-9,5), la Calabria (-5,4) e la Lombardia (-4,0). Il deficit si è sentito principalmente nei primi mesi del 2021 ed è da riferirsi alla posticipazione dei piani di genitorialità dovuti all’incertezza causata dal lockdown. Un trend che diventa positivo solo negli ultimi due mesi del 2021, rispettivamente +6,8% e +13,5% in confronto a novembre e dicembre del 2020.

Tra le note positive c’è il numero di matrimoni, che è raddoppiato rispetto al 2020. Sono stati, secondo dati provvisori, 179 mila. Un dato che fa sperare per il futuro, anche se sono ancora inferiori del 2,7% rispetto al 2019.