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trivellazioni

Crollo del traffico di petroliere nello Stretto di Hormuz: -90% dall’inizio del conflitto con l’Iran

Pubblicato il 4 Marzo 2026

Dati allarmanti dal cuore delle rotte energetiche globali

Il traffico di petroliere nello Stretto di Hormuz ha subito un crollo del 90% dall’inizio della guerra con l’Iran, segnando una drastica riduzione in una delle arterie energetiche più strategiche al mondo.

A renderlo noto è la società di intelligence specializzata nei mercati energetici Kpler, che ha diffuso i dati attraverso il proprio canale ufficiale.

Navi ferme e transponder disattivati

Secondo quanto dichiarato da Matt Wright, analista di Kpler, la maggior parte delle imbarcazioni ha quasi completamente interrotto i movimenti. Tuttavia, alcune petroliere continuano a transitare nello stretto in direzione est-ovest.

Un elemento particolarmente significativo è che alcune di queste navi stanno navigando con i transponder spenti, rendendo più complesso il monitoraggio delle rotte e aumentando le preoccupazioni sul piano della sicurezza e della trasparenza dei traffici marittimi.

Conferme dai dati di monitoraggio marittimo

Anche il portale specializzato MarineTraffic conferma il drastico rallentamento. L’analisi dell’attività di navigazione evidenzia che i transiti di petroliere risultano inferiori del 90% rispetto alla settimana precedente, consolidando il quadro di una paralisi quasi totale del traffico petrolifero nell’area.

Un punto nevralgico per l’energia mondiale

Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei passaggi marittimi più cruciali per il commercio globale di petrolio. Una riduzione di questa portata nel traffico di petroliere può avere ripercussioni dirette sui mercati energetici internazionali, con possibili effetti su prezzi, forniture e stabilità geopolitica.

La situazione resta in continua evoluzione, ma i numeri attuali descrivono uno scenario di forte tensione e di profonda incertezza per il settore energetico globale. Immagine di repertorio

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