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Dal grano al pane: i prezzi aumentano 10 volte (torna Jean Valjean?)

Dal grano al pane: i prezzi aumentano 10 volte (torna Jean Valjean?)

Il grano ha raggiunto quotazioni record. Ecco che gli aumenti gravano sul consumatore, con i prezzi che aumentano di 10 volte, dal campo al pane sugli scaffali: il pane è sempre più pesante. Lo si afferma in un’analisi della Coldiretti, dalla quale si evidenzia che il prezzo del grano tenero per la panificazione ha raggiunto i valori massimi del decennio (sulla base dei contratti future nei listini del Chicago Bord of Trade, Cbot, il punto di riferimento internazionale per il mercato future delle materie prime agricole).

Torna forse Jean Valjean, il personaggio protagonista di I miserabili di Victor Hugo (1862)? Costretto a rubare, per fame sua e altrui, un pezzo di pane, viene condannato a cinque anni di lavori forzati nel carcere di Tolone.

Ma torniamo a oggi. Un chilogrammo di grano tenero in Italia è venduto a circa 32 centesimi, mentre un chilo di pane è acquistato dai cittadini ad un valore medio di 3,2 euro al chilogrammo, con un rincaro quindi di dodici volte, tenuto conto che per fare un chilo di pane occorre circa un chilo di grano, dal quale si ottengono 800 grammi di farina da impastare con l’acqua per ottenere un chilo di prodotto finito.

Ad incidere sul prezzo finale sono altri costi, come dimostra anche l’estrema variabilità dei prezzi del pane lungo la Penisola, mentre quelli del grano sono influenzati direttamente dalle quotazioni internazionali. Se a Milano una pagnotta da un chilo costa 4,25 euro, a Roma si viaggia sui 2,65 euro, mentre a Palermo costa in media 3,07 euro al chilogrammo, secondo elaborazioni Coldiretti su dati dell’Osservatorio prezzi del Ministero dello Sviluppo economico a settembre.

Peraltro i prezzi al consumo – continua la Coldiretti – non sono mai calati negli ultimi anni, nonostante la forte variabilità delle quotazioni del grano, che per lungo tempo sono state al di sotto dei costi di produzione. Con il grano sottopagato agli agricoltori negli ultimi 4 anni si è passati da 543.000 ettari di grano tenero coltivati in Italia agli attuali poco meno di 500.000 ettari, per una produzione di circa 2,87 milioni di tonnellate, con l’aumento della dipendenza dall’estero, che ha raggiunto addirittura il 64% del fabbisogno, sul quale ora pesa il calo delle produzioni in Russia e Ucraina per effetto del clima.

E a preoccupare sono le prossime semine con i costi che sono raddoppiati per gli agricoltori che sono costretti ad affrontare rincari fino al 50% per il gasolio necessario per le attività che comprendono l’estirpatura, la rullatura, la semina e la concimazione, ma ad aumentare sono pure i costi per l’acquisto dei fertilizzanti delle macchine agricole e dei pezzi di ricambio, per i quali si stanno verificando addirittura preoccupanti ritardi nelle consegne.

Per ridurre la volatilità e stabilizzare i prezzi occorre realizzare rapporti di filiera virtuosi con accordi che valorizzino i primati del Made in Italy e garantiscano la sostenibilità della produzione in Italia con impegni pluriennali e il riconoscimento di un prezzo di acquisto “equo”, basato sugli effettivi costi sostenuti. Una necessità – conclude la Coldiretti – per ridurre la dipendenza dall’estero, da dove oggi arrivano oltre 6 chicchi di grano su 10 consumati in Italia.

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