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Datori di lavori travestiti da soci in una Onlus di Bagheria: denunciate tre persone per caporalato ed estorsione

Le misure hanno preso origine da un’attività svolta a Bagheria dai finanzieri del Comando Provinciale di Palermo.

Pubblicato il 7 Dicembre, 2021

Nei giorni scorsi i finanzieri del Comando Provinciale di Palermo hanno dato esecuzione a due distinti decreti di
sequestro, per un valore complessivo pari a circa 700mila euro
, emessi dal Gip del Tribunale di Termini
Imerese (PA), su richiesta della Procura della Repubblica termitana, nei confronti di tre soggetti responsabili dei reati
di caporalato ed estorsione.

In particolare, l’attività di servizio svolta dai militari della Compagnia di Bagheria scaturisce da un’indagine di
polizia giudiziaria in materia lavoristica svolta nei confronti di una Onlus con sede a Bagheria
(PA) operante
nel settore dei servizi socio-assistenziali e di trasporto di persone con disabilità e dializzati. Dalle investigazioni è emerso che i tre soggetti, seppur inquadrati come soci lavoratori, svolgevano di fatto le attività tipiche di un “datore di lavoro”, imponendo le loro decisioni agli altri volontari ai quali non garantivano il pagamento delle ferie, della tredicesima, delle indennità per malattia e costringendo spesso gli stessi, dietro continue minacce, a restituire parte dello stipendio versato, obbligandoli a prelevare il giorno stesso in cui veniva effettuato l’accredito.

Per tale motivo i suddetti sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Termini Imerese per i reati di
estorsione e sfruttamento del lavoro nei confronti dei volontari della Onlus
. Inoltre, i Finanzieri della Compagnia di Bagheria hanno sviluppato complessi accertamenti economico-patrimoniali in esito ai quali il Gip del Tribunale di Termini Imerese ha disposto il sequestro “per equivalente” finalizzato alla confisca, dei beni e delle disponibilità finanziarie del valore del profitto illecito dei reati contestati e il sequestro delle disponibilità economiche possedute in valore sproporzionato rispetto al proprio reddito per un valore complessivo di oltre 690mila euro.

Tutto ciò in considerazione della disponibilità, in particolare in capo a due di essi (tra di loro cugini e imparentati con un elemento di spicco della famiglia mafiosa di Bagheria), di un rilevante patrimonio intestato a prestanome ovvero a familiari, al fine di schermare la reale titolarità dei beni, e la conduzione di un tenore di vita del tutto sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati. Pertanto, il valore complessivo stimato degli asset sottoposti a sequestro (costituito da disponibilità finanziarie, fra conti correnti, polizze e fondi di investimento, e 3 unità immobiliari site nei comuni di Bagheria e S.Flavia) è pari a 692.030,93 euro.