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Quirinale

Decreto sicurezza approvato: l’opposizione canta Bella Ciao, Salvini: ‘Non è rispettoso’

Pubblicato il 24 Aprile 2026

Via libera definitivo alla Camera

Il decreto sicurezza è diventato legge dopo il voto finale alla Camera, che ha registrato 162 voti favorevoli, 102 contrari e un astenuto. L’approvazione è arrivata al termine di due giorni di lavori intensi e dopo il voto di fiducia, con la conclusione della maratona parlamentare nella mattinata di oggi, 24 aprile.

In Aula erano presenti, tra gli altri, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il vicepremier Matteo Salvini.

Nuovo decreto sui rimpatri: cosa cambia

Parallelamente, il Consiglio dei ministri ha approvato in tempi rapidi un decreto correttivo relativo ai rimpatri volontari assistiti, introducendo alcune modifiche al provvedimento appena convertito.

Tra le principali novità:

  • Il contributo di 615 euro per l’assistenza ai rimpatri sarà erogato alla conclusione della procedura amministrativa, e non più subordinato alla partenza effettiva del migrante.
  • Si amplia la platea dei soggetti che possono offrire assistenza, eliminando il vincolo che riservava tale attività esclusivamente agli avvocati.
  • Sarà un decreto del Ministero dell’Interno a definire criteri e modalità per individuare gli operatori e stabilire i compensi.

La posizione del Governo

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rivendicato il risultato sottolineando che si tratta di “un passo concreto per rafforzare la sicurezza e la legalità”. Tra gli obiettivi indicati:

  • Contrasto a violenza, criminalità e occupazioni abusive
  • Maggiore tutela per le forze dell’ordine
  • Azioni più incisive contro l’immigrazione irregolare

Proteste e tensioni tra maggioranza e opposizione

L’approvazione del decreto è stata accompagnata da momenti di forte tensione politica. Le opposizioni hanno manifestato in Aula mostrando cartelli con la scritta “La nostra sicurezza è la Costituzione” e intonando “Bella Ciao” poco prima del voto finale.

Dal fronte della maggioranza, i deputati hanno risposto cantando l’Inno d’Italia, coinvolgendo poi l’intero emiciclo.

Lo scontro politico sulle canzoni in Aula

Il gesto dell’opposizione ha suscitato polemiche. Matteo Salvini ha criticato l’iniziativa affermando che “il Parlamento non è un festival” e definendo il canto una mancanza di rispetto.

Di diverso avviso Nicola Fratoianni, che ha difeso il significato del brano sostenendo che non sia divisivo, ma parte della tradizione democratica legata al 25 aprile.

Dal centrodestra, Gianfranco Rotondi ha accusato le opposizioni di “usare il canto per dividere”, alimentando ulteriormente lo scontro.

Le critiche dell’opposizione

Il Partito Democratico ha espresso una posizione molto critica, definendo il decreto:

  • “la prova del fallimento dell’azione di governo”
  • Un provvedimento che punta su nuovi reati e pene più severe senza rispondere ai problemi reali
  • Il risultato di forzature procedurali che hanno limitato il dibattito parlamentare

Secondo l’opposizione, si tratterebbe di un intervento che rischia di incidere sui principi costituzionali, incluso il diritto al dissenso.

Il clima politico

L’intera discussione si è svolta alla vigilia del 25 aprile, elemento che ha contribuito ad accrescere la tensione simbolica e politica in Aula.

Nonostante le polemiche, la maggioranza rivendica il provvedimento come un passo decisivo per la sicurezza, mentre le opposizioni lo considerano un intervento divisivo e controverso.

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