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Delia risponde alle polemiche su “Bella Ciao”: “Ci indigniamo per una parola cambiata mentre a Gaza c’è genocidio”

Pubblicato il 2 Maggio 2026

La polemica sul Concertone di Roma

Delia è tornata a parlare dopo le critiche ricevute in seguito alla sua esibizione sul palco del Concertone del Primo Maggio a Roma, dove ha interpretato “Bella Ciao” modificando il termine “partigiano”.

In un lungo intervento sui social, la cantante ha spiegato il senso delle sue parole, chiarendo che la scelta lessicale era legata a una distinzione tra chi combatte e i civili vittime dei conflitti.

“Il partigiano era un rivoluzionario che ha preso le armi per ribellarsi”, ha spiegato, aggiungendo che l’espressione alternativa si riferiva invece a chi perde la vita da innocente sotto i bombardamenti, mentre è a casa con la propria famiglia. Ha anche espresso rammarico per la reazione del pubblico: “Mi dispiace che il mio messaggio sia stato frainteso da una parte delle persone”.

Il riferimento a “Bella Ciao” e alle esperienze artistiche

Delia ha ribadito il valore simbolico del brano, ricordando che “Bella Ciao” rappresenta da sempre un inno alla libertà e alla resistenza. Ha inoltre richiamato una sua precedente esibizione a X Factor, in cui aveva collegato la canzone a una pagina storica siciliana, i Vespri siciliani, descritti come un momento di violenza e sterminio nella storia del suo popolo.

Secondo l’artista, il brano dovrebbe continuare a essere cantato oggi con consapevolezza e sensibilità, mantenendo vivo il suo significato originario.

Un messaggio contro le guerre e le ingiustizie

Nel suo intervento, Delia ha ampliato il discorso oltre la polemica musicale, denunciando le guerre e le crisi umanitarie in corso. Ha sottolineato come spesso l’attenzione pubblica si concentri su dettagli secondari mentre, nel frattempo, in diversi scenari internazionali continuano a morire civili innocenti.

Ha citato i conflitti in Ucraina, la situazione in Iran e la crisi a Gaza, definita come “un vero e proprio genocidio”, evidenziando come, a suo avviso, l’indignazione collettiva non si traduca sempre in un cambiamento concreto.

La posizione dell’artista

Delia ha infine ribadito una visione universale del rispetto umano, affermando che ogni persona dovrebbe essere tutelata indipendentemente da origine, fede o condizione sociale.

Ha concluso il suo messaggio sottolineando il valore delle canzoni come strumenti di riflessione: se un brano nato ottant’anni fa come simbolo di libertà può ancora oggi stimolare una presa di coscienza, allora – secondo l’artista – continua ad avere un senso cantarlo e reinterpretarlo nel presente.

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