Pubblicato il 8 Maggio 2026
Una 20enne presa in carico per uso compulsivo dell’Ai
A Venezia emerge uno dei primi casi italiani di dipendenza comportamentale legata all’intelligenza artificiale. Una ragazza di 20 anni è stata infatti affidata al Servizio per le dipendenze (Serd) dell’Ulss 3 a causa di un utilizzo ossessivo di chatbot basati su Ai.
Finora situazioni simili erano state associate soprattutto a gioco d’azzardo, shopping compulsivo, social network o smartphone. In questo caso, invece, il centro della dipendenza sarebbe diventato il rapporto instaurato con un sistema di intelligenza artificiale.
Il rapporto con il chatbot e l’isolamento sociale
Secondo quanto emerso, la giovane avrebbe sviluppato nel tempo una relazione sempre più esclusiva con il chatbot, arrivando gradualmente a isolarsi dal contesto reale e ad affidarsi completamente alle risposte generate dall’intelligenza artificiale.
A spiegare il fenomeno è stata Laura Suardi, direttrice del Serd, che ha definito il caso “la punta dell’iceberg” di un problema destinato probabilmente a crescere nei prossimi anni.
“L’algoritmo risponde come vorresti sentirti dire”
L’esperta ha sottolineato come i sistemi di Ai siano in grado di apprendere progressivamente dalle conversazioni con gli utenti, adattando tono e contenuti alle esigenze emotive della persona.
“Nel dialogo l’algoritmo impara a conoscerti e finisce per fornire risposte sempre più vicine a ciò che desideri sentirti dire”, ha spiegato Suardi. Un meccanismo che può rafforzare l’illusione di una relazione autentica e trasformare il chatbot in un punto di riferimento esclusivo.
Secondo gli specialisti, il problema nasce quando questo rapporto virtuale diventa l’unico orizzonte relazionale ed emotivo, sostituendo progressivamente i rapporti reali.
Il ruolo delle famiglie e degli specialisti
Gli esperti chiariscono che limitare semplicemente l’utilizzo di questi strumenti non basta per affrontare il problema. Il trattamento delle dipendenze comportamentali richiede infatti un percorso più complesso, che coinvolga competenze psicologiche e psichiatriche.
Nel percorso terapeutico vengono coinvolti anche i familiari, considerati fondamentali per aiutare il paziente a recuperare relazioni sociali equilibrate e un corretto rapporto con la tecnologia.
Un fenomeno destinato a crescere
Il caso veneziano riaccende il dibattito sui possibili effetti psicologici dell’intelligenza artificiale nella vita quotidiana, soprattutto tra i più giovani. L’utilizzo sempre più diffuso dei chatbot conversazionali e degli assistenti virtuali sta infatti aprendo nuovi interrogativi sui rischi legati all’isolamento sociale e alla dipendenza emotiva dalla tecnologia.

