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Dopo 41 anni nel braccio della morte, il Dna riapre il caso: Douglas Carter scarcerato in Utah

Pubblicato il 29 Settembre 2026

Nuovi test genetici escludono Carter dalle tracce biologiche

Dopo 41 anni trascorsi nel braccio della morte, Douglas Stewart Carter, oggi 71enne, è stato rilasciato su cauzione dopo che nuove analisi genetiche hanno fornito elementi a suo favore nel caso dell’omicidio di Eva Olesen, avvenuto nello Utah nel 1985.

Carter era stato condannato a morte nello stesso anno per l’uccisione della donna, nonostante all’epoca non fossero emerse prove fisiche che lo collegassero direttamente alla scena del crimine. A pesare sulla sua condanna erano soprattutto una confessione e le dichiarazioni di due testimoni, secondo i quali l’uomo avrebbe raccontato di essere responsabile dell’omicidio.

Olesen era inoltre la zia dell’allora capo della polizia locale, un elemento che aveva contribuito a rendere particolarmente delicata la vicenda.

Carter ha sempre sostenuto di essere innocente

Nel corso dei decenni trascorsi in carcere, Carter ha continuato a proclamarsi innocente. Secondo la sua versione dei fatti, la confessione sarebbe stata ottenuta attraverso la forza e le pressioni degli investigatori.

La vicenda aveva già registrato una svolta nel corso dell’anno precedente, quando la Corte Suprema dello Utah aveva disposto un nuovo processo, previsto per il 2027. I giudici avevano evidenziato diverse presunte irregolarità nel procedimento originario, riguardanti l’operato della polizia e della procura.

Tra gli elementi contestati figurava il comportamento nei confronti dei due testimoni dell’accusa. Secondo quanto riferito dagli stessi testimoni, rintracciati in Messico nel 2011, sarebbero stati esercitati nei loro confronti incentivi economici, promesse e minacce legate alla possibile deportazione.

Dubbi anche su altri possibili sospettati

Gli avvocati di Carter hanno inoltre sostenuto che durante le indagini alcune testimonianze potenzialmente rilevanti non sarebbero state adeguatamente considerate.

In particolare, la difesa ha denunciato il mancato rilievo dato alle dichiarazioni relative a un uomo bianco visto allontanarsi dalla scena dell’omicidio e ad alcuni elementi che avrebbero indirizzato i sospetti anche verso il marito della vittima.

Il nuovo Dna cambia la situazione

La svolta più recente è arrivata con nuovi esami del Dna. I procuratori hanno comunicato i risultati delle analisi, secondo cui Carter non risulta compatibile con il sangue trovato sulla maniglia presente sulla scena del crimine.

Le analisi avrebbero inoltre preso in esame altro materiale genetico recuperato sul coltello utilizzato per uccidere Olesen, fornendo ulteriori elementi che non collegano Carter alle tracce biologiche analizzate.

Alla luce dei nuovi risultati, la procura ha ritirato la richiesta di condanna a morte nei confronti dell’uomo e ha comunicato al giudice la necessità di rivalutare il caso.

Per Carter, dopo oltre quattro decenni trascorsi nel braccio della morte, si apre così un nuovo capitolo giudiziario, mentre il procedimento resta in attesa del processo fissato per il 2027. Fonte. AdnKronos

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