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Ebola in Africa, corsa contro il tempo per un vaccino: l’obiettivo è averlo entro il 2026

Pubblicato il 30 Maggio 2026

L’epidemia di Ebola che sta colpendo diverse aree dell’Africa continua a preoccupare le autorità sanitarie internazionali. Mentre gli sforzi si concentrano sul contenimento del focolaio nato nella Repubblica Democratica del Congo e successivamente esteso anche all’Uganda, la comunità scientifica accelera la ricerca di strumenti efficaci per contrastare il virus.

L’obiettivo dichiarato è ambizioso: sviluppare un vaccino e una terapia specifica contro il ceppo Bundibugyo entro la fine del 2026, una variante per la quale attualmente non esistono prodotti approvati.

La ricerca accelera: vaccino e farmaci in fase di sviluppo

A fare il punto sui progressi scientifici è stato Jean Kaseya, direttore generale dell’Africa CDC, durante un aggiornamento dedicato all’emergenza sanitaria in corso.

Secondo Kaseya, entro la fine del 2026 il continente africano potrebbe disporre sia di un vaccino sia di un trattamento contro il virus Bundibugyo, grazie alla collaborazione tra istituzioni internazionali e centri di ricerca.

Tra i progetti in fase di valutazione figura anche un vaccino sviluppato in Russia. Il responsabile dell’Africa CDC ha spiegato di aver ricevuto informazioni direttamente dal ministro della Salute russo e che il proprio team sta analizzando i dati disponibili insieme ai ricercatori coinvolti.

Il vaccino russo sotto esame

Gli esperti stanno approfondendo l’efficacia del preparato russo, inizialmente progettato contro la specie Zaire del virus Ebola.

Un’esperta dell’agenzia sanitaria dell’Unione Africana ha chiarito che i prossimi incontri tecnici serviranno a comprendere se e in che misura il vaccino possa offrire protezione anche contro la variante Bundibugyo, responsabile dell’attuale emergenza.

Kaseya ha inoltre sottolineato la volontà dei governi africani di investire maggiormente nella ricerca e nella preparazione alle future emergenze sanitarie, sostenendo che il continente debba essere pronto a reagire rapidamente a eventuali nuove ondate epidemiche.

Non è mancata una critica alla disparità globale negli investimenti sanitari. Secondo il direttore dell’Africa CDC, se l’epidemia avesse interessato principalmente i Paesi occidentali, vaccini e terapie sarebbero probabilmente già disponibili.

Primo paziente guarito nella Repubblica Democratica del Congo

Nel frattempo arrivano anche segnali incoraggianti dal fronte sanitario. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha confermato la prima guarigione registrata dall’inizio dell’epidemia nella Repubblica Democratica del Congo.

Il paziente è stato dimesso dopo aver ottenuto due test consecutivi negativi. Nonostante questo risultato positivo, l’allerta resta elevata dopo che il focolaio è stato classificato come emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale.

Oltre mille casi sospetti nella Repubblica Democratica del Congo

Gli ultimi dati epidemiologici mostrano una situazione ancora molto delicata. Al 26 maggio, i casi sospetti registrati nella Repubblica Democratica del Congo hanno raggiunto quota 1.077, mentre i contagi confermati sono saliti a 121, concentrati principalmente nella provincia dell’Ituri.

Il numero dei decessi sospetti ha raggiunto 238 casi, con 17 morti confermate ufficialmente. Le attività di monitoraggio continuano nelle province di Ituri, Nord Kivu e Sud Kivu, coinvolgendo complessivamente tredici diverse aree sanitarie.

Nuovi contagi confermati in Uganda

Anche l’Uganda continua a registrare nuovi casi collegati all’epidemia transfrontaliera. Le autorità sanitarie hanno confermato due ulteriori infezioni, portando il bilancio complessivo a nove contagi e una vittima dall’inizio dell’emergenza.

Secondo il ministero della Salute ugandese, entrambe le persone risultate positive sono cittadini congolesi. Uno dei due pazienti presentava sintomi evidenti ed è stato immediatamente isolato, mentre il secondo era già monitorato perché considerato contatto stretto di un caso accertato.

Per limitare il rischio di diffusione del virus, il governo ha disposto la chiusura dei confini con la Repubblica Democratica del Congo e l’obbligo di quarantena di 21 giorni per chi arriva dal Paese confinante.

Nigeria in stato di massima vigilanza

Sebbene non siano stati segnalati casi confermati, la Nigeria ha innalzato il livello di attenzione. Il Centro nazionale per il controllo delle malattie ha classificato 21 dei 36 Stati federali come aree a rischio medio o elevato di importazione del virus.

Le autorità hanno rafforzato i controlli sanitari negli aeroporti internazionali di Lagos e Abuja e lungo le principali frontiere terrestri, nel tentativo di prevenire l’ingresso dell’infezione nel Paese.

La diffusione dell’epidemia oltre i confini congolesi mantiene alta la preoccupazione della comunità internazionale, mentre la ricerca di vaccini e terapie efficaci rappresenta una delle sfide più urgenti per contenere il virus e ridurre il rischio di ulteriori focolai.

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