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Ecobonus al 65%, verso nuovi incentivi per infissi e climatizzatori: cosa potrebbe cambiare

Pubblicato il 13 Settembre 2026

Il Governo valuta un possibile ritorno dell’ecobonus al 65% per alcuni interventi destinati a migliorare l’efficienza energetica delle abitazioni. L’obiettivo sarebbe tornare a premiare in modo più marcato i lavori capaci di ridurre i consumi, dopo la scelta degli ultimi anni di uniformare le principali agevolazioni fiscali sulla casa.

Tra le spese che potrebbero beneficiare della nuova impostazione figurano infissi, pompe di calore, condizionatori, sistemi ibridi, solare termico, schermature solari e cappotti termici.

La revisione potrebbe essere finanziata anche attraverso i circa 14 miliardi di euro di margine di bilancio collegati agli investimenti per la transizione energetica.

Detrazioni sulla casa, come funziona oggi il sistema

L’attuale schema delle agevolazioni è stato definito con la legge di Bilancio 2025 e prevede aliquote sostanzialmente uniformi per diverse tipologie di lavori.

Per gli interventi ammessi, la detrazione è oggi pari al 50% per l’abitazione principale e al 36% per gli altri immobili. Il beneficio viene recuperato attraverso la dichiarazione dei redditi nell’arco di 10 anni.

La stessa logica è stata applicata a misure differenti, tra cui bonus ristrutturazioni, ecobonus e sismabonus.

Nel complesso, il sistema fiscale sostiene ogni anno lavori per circa 25 miliardi di euro, ai quali si aggiunge circa un miliardo riconducibile al bonus mobili. Il valore complessivo degli interventi agevolati arriva quindi a sfiorare 26 miliardi di euro.

Dal Superbonus all’uniformità degli incentivi

L’attuale impostazione rappresenta anche la conseguenza della profonda revisione intervenuta dopo la stagione del Superbonus e delle maxi-agevolazioni introdotte negli anni successivi alla pandemia.

La possibilità di utilizzare strumenti come la cessione del credito e lo sconto in fattura aveva ampliato considerevolmente la portata degli incentivi, generando però un impatto molto elevato sui conti pubblici.

Negli anni successivi, il Governo ha quindi scelto di ridimensionare e semplificare il sistema, puntando soprattutto sulle detrazioni fiscali e attribuendo un trattamento più favorevole agli interventi sulla prima casa.

Questa scelta ha però comportato anche la perdita di una distinzione importante: un intervento di semplice ristrutturazione può oggi ottenere la stessa aliquota di un lavoro finalizzato a migliorare sensibilmente l’efficienza energetica dell’immobile.

È proprio questo uno degli aspetti che la possibile revisione dell’ecobonus punta a correggere, anche alla luce degli obiettivi europei sulla riduzione dei consumi e sulle abitazioni a basse emissioni.

Infissi in cima agli interventi per il risparmio energetico

A indicare quali siano gli interventi più richiesti sono i dati Enea relativi al 2025.

La parte più consistente degli investimenti agevolati attraverso l’ecobonus riguarda la sostituzione degli infissi, con una spesa che raggiunge circa 2 miliardi di euro.

Al secondo posto si trovano cappotti termici e interventi di coibentazione, che hanno generato investimenti per circa 600 milioni di euro.

Seguono le pompe di calore, categoria che comprende anche alcuni interventi legati alla sostituzione dei condizionatori utilizzati per il riscaldamento, con circa 371 milioni di euro.

Le schermature solari rappresentano invece circa 300 milioni, mentre i sistemi ibridi si attestano poco sotto gli 80 milioni di euro.

Considerando anche solare termico, building automation e gli altri interventi minori, il valore complessivo degli investimenti legati all’ecobonus arriva a circa 3,6 miliardi di euro all’anno.

Ecobonus al 65%, quanto potrebbe costare allo Stato

La dimensione relativamente contenuta del comparto spiega perché un aumento dell’aliquota potrebbe avere un impatto limitato rispetto al valore complessivo delle agevolazioni edilizie.

L’ipotesi allo studio prevede un incentivo del 65% per la prima casa, lasciando invece al 36% la detrazione per gli altri immobili.

Rispetto alle aliquote attuali, l’incremento comporterebbe un costo aggiuntivo stimato nell’ordine di mezzo miliardo di euro, distribuito nel tempo attraverso il meccanismo della detrazione decennale.

Si tratta comunque di una prospettiva ancora da definire: non esiste al momento un testo definitivo che stabilisca modalità, requisiti e interventi ammessi.

La discussione assume particolare importanza anche in vista del 2027, anno in cui, senza una modifica normativa, le detrazioni previste per la casa sarebbero destinate a ridursi ulteriormente, passando al 36% per la prima abitazione e al 30% per gli altri immobili.

La flessibilità europea può finanziare il nuovo incentivo

Una parte dello spazio finanziario necessario potrebbe arrivare dalla flessibilità concessa dall’Unione europea per gli investimenti legati alla transizione energetica.

L’ecobonus, va precisato, non è stato cancellato: negli ultimi anni è stato semplicemente ricondotto alle aliquote previste per gli altri interventi edilizi.

La nuova impostazione potrebbe quindi ripristinare una maggiore differenziazione a favore dei lavori realmente orientati al risparmio energetico.

Il perimetro potrebbe inoltre essere più ampio rispetto al passato. Tra gli interventi richiamati a livello europeo compaiono, infatti, anche le infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici, che potrebbero trovare spazio nella futura configurazione delle agevolazioni.

La direzione della riforma, se confermata, sarebbe dunque quella di spostare nuovamente gli incentivi verso gli interventi capaci di migliorare concretamente l’efficienza energetica degli edifici, evitando però di tornare al sistema di maxi-agevolazioni che aveva caratterizzato la stagione del Superbonus.

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