Pubblicato il 17 Settembre 2026
17 settembre 2026. Il voto in Svezia consegna una vittoria di misura al centrosinistra guidato da Magdalena Andersson, che si prepara a tornare alla guida del Paese dopo quattro anni. Il risultato, tuttavia, lascia aperti numerosi interrogativi sulla futura maggioranza e sulla capacità dei partiti progressisti di trovare un punto d’incontro su temi cruciali come economia, ambiente e immigrazione.
Il blocco rosso-verde ha conquistato 176 seggi contro i 173 ottenuti dal fronte guidato dal premier uscente Ulf Kristersson. Uno scarto minimo, che rende particolarmente delicata la fase di formazione del nuovo governo.
Un risultato deciso sul filo dei voti
Lo scrutinio dell’ultimo seggio, a Göteborg, ha confermato il vantaggio del centrosinistra. Il dato resta comunque soggetto alla successiva certificazione ufficiale.
Il margine tra i due schieramenti è stato di circa 44 mila voti su quasi 6,7 milioni di schede valide. All’interno del blocco vincitore, i Socialdemocratici restano il partito principale con 99 seggi, otto in meno rispetto alle elezioni del 2022.
Alle loro spalle si trovano la Sinistra, il Centro e i Verdi. Sul fronte opposto, i Moderati di Kristersson hanno ottenuto 70 seggi, mentre i Democratici Svedesi si sono fermati a 62, perdendone 11 rispetto alla precedente tornata elettorale.
Per il partito di Jimmie Åkesson, che negli ultimi anni aveva consolidato il proprio peso nella politica nazionale, si tratta dunque di un arretramento significativo rispetto alle aspettative della vigilia.
Andersson promette collaborazione e una nuova fase politica
Dopo giorni di attesa, Magdalena Andersson, nella foto d’apertura, ha commentato pubblicamente il risultato attraverso un video diffuso sui social.
La leader socialdemocratica ha indicato alcune delle priorità del prossimo percorso politico: crescita economica, riduzione della disoccupazione, transizione climatica e rafforzamento dei servizi pubblici, con particolare attenzione a scuola, sanità e assistenza agli anziani.
Tra gli obiettivi annunciati figura anche una politica migratoria definita ragionevole e un sistema fiscale orientato a contrastare le concentrazioni di ricchezza considerate ingiuste.
Ma il passaggio più significativo riguarda il metodo con cui Andersson intende affrontare la nuova legislatura. La leader ha parlato della necessità di superare gli scontri politici e costruire una maggiore collaborazione tra le forze parlamentari.
Il messaggio è rivolto anche alle persone che negli ultimi anni hanno dichiarato di non sentirsi pienamente accolte nel Paese, in un contesto segnato da campagne politiche particolarmente dure sul tema dell’immigrazione.
Una maggioranza che dovrà fare i conti con divisioni profonde
La vittoria elettorale non significa automaticamente che la formazione del nuovo governo sarà semplice.
I quattro partiti che compongono il blocco di centrosinistra hanno infatti visioni differenti su economia, ambiente e immigrazione. Verdi e Sinistra spingono verso politiche sociali e climatiche più incisive, mentre il Centro mantiene posizioni maggiormente orientate al liberalismo economico.
Esistono divergenze anche sulla composizione dell’esecutivo. Il Centro aveva già espresso riserve sulla possibilità di entrare in un governo nel quale fossero presenti ministri appartenenti al partito di Sinistra.
Anche la questione migratoria rappresenta un terreno particolarmente delicato. I Socialdemocratici hanno progressivamente adottato posizioni più restrittive rispetto al passato, mentre Verdi e Sinistra mantengono un approccio più favorevole all’accoglienza.
La capacità di trovare compromessi su questi temi sarà quindi centrale per la nascita e la stabilità del nuovo esecutivo.
Kristersson lascia l’incarico e avverte: formazione del governo complessa
Dopo la sconfitta elettorale, Ulf Kristersson ha annunciato le proprie dimissioni da primo ministro in una lettera indirizzata ad Andreas Norlén, presidente del Riksdag, il Parlamento svedese.
Kristersson ha chiesto di essere sollevato dall’incarico per permettere l’avvio della procedura destinata a portare alla formazione del prossimo governo.
Nella sua comunicazione, il premier uscente ha sottolineato anche le difficoltà che potrebbero emergere all’interno del nuovo schieramento di maggioranza. Secondo Kristersson, le posizioni espresse dai diversi partiti durante la campagna elettorale potrebbero rendere difficile raggiungere un accordo sulla composizione del governo.
Il passaggio di consegne apre così una fase parlamentare nella quale Andersson dovrà cercare un’intesa tra forze politiche che, pur avendo conquistato complessivamente più seggi, presentano programmi non sempre compatibili.
I Democratici Svedesi arretrano dopo quattro anni di collaborazione
Il risultato più problematico riguarda però i Democratici Svedesi, formazione della destra radicale guidata da Jimmie Åkesson.
Nel 2022 il partito aveva raggiunto circa un quinto dei voti, consolidando il proprio ruolo nel campo del centrodestra. Questa volta, invece, ha perso 11 seggi rispetto alla precedente legislatura.
Åkesson ha commentato il risultato con un breve intervento nella sede del partito, senza rilasciare dichiarazioni alla stampa.
Il calo ha aperto una discussione interna sulle strategie adottate negli ultimi quattro anni, periodo nel quale i Democratici Svedesi hanno sostenuto il governo pur rimanendo fuori dall’esecutivo.
La campagna contro il velo finisce sotto esame
Tra gli elementi sui quali il partito starebbe riflettendo c’è anche la sua linea nei confronti dell’Islam.
Secondo quanto riportato da Reuters, alcuni esponenti dei Democratici Svedesi avrebbero riconosciuto che la proposta di vietare il velo islamico, presentata nel giugno 2026 e successivamente estesa a diverse forme di velo, potrebbe aver contribuito a mobilitare elettori contrari alla misura.
Richard Jomshof, esponente storico del partito, ha riconosciuto che la formazione politica sapeva di poter pagare un prezzo elettorale dopo quattro anni di collaborazione con il governo, pur dicendosi sorpreso dall’entità della perdita di consenso.
Il tema è quindi diventato parte di una più ampia riflessione interna sulla strategia utilizzata durante la campagna elettorale.
Il voto degli elettori di origine straniera
Un altro elemento indicato nelle analisi post-elettorali riguarda la partecipazione degli elettori con background migratorio.
Un’analisi realizzata da Vera Policy per Reuters avrebbe evidenziato un aumento di circa 73 mila voti a favore del centrosinistra rispetto al 2022 nei 786 distretti nei quali almeno metà della popolazione è nata all’estero oppure ha entrambi i genitori nati all’estero.
Nelle stesse aree, l’affluenza sarebbe cresciuta di circa tre punti percentuali, arrivando al 67,5%.
Secondo la stessa analisi, circa il 67% degli elettori di origine non europea avrebbe votato per il centrosinistra. Questo gruppo rappresenterebbe circa il 13% dell’elettorato avente diritto al voto.
Il dato assume particolare rilevanza alla luce delle strategie adottate durante la campagna elettorale, nella quale i partiti hanno rivolto messaggi specifici anche alle comunità di origine straniera.
Una nuova fase per la politica svedese
Il risultato del voto consegna dunque ad Andersson una vittoria numerica molto contenuta e, allo stesso tempo, un complesso lavoro politico da affrontare.
Il centrosinistra dispone di una maggioranza parlamentare complessiva, ma le differenze tra i partiti che lo compongono potrebbero rendere laboriosa la costruzione dell’esecutivo.
Parallelamente, il ridimensionamento dei Democratici Svedesi apre una discussione sulle strategie che hanno caratterizzato la destra radicale negli ultimi anni, compresa la campagna contro il velo islamico. Foto: di Axadem – Opera propria, wikimedia.org

