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Ursula von der Leyen

Energia in stallo: l’Europa si divide e l’Italia resta fuori

Pubblicato il 25 Aprile 2026

Scontro sul Patto e stop alle richieste italiane

Il confronto sull’energia e sulle regole fiscali europee torna ad accendersi. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha respinto l’ipotesi di modificare o sospendere il Patto di stabilità, chiarendo che una deroga sarebbe possibile solo in presenza di una crisi economica grave, condizione che – secondo Bruxelles – non si verifica attualmente.

Nonostante le pressioni di alcuni Paesi, tra cui l’Italia, la linea resta rigida: le regole di bilancio non verranno allentate facilmente.

Fondi disponibili ma non utilizzati

Secondo quanto evidenziato dalla Commissione, l’Unione Europea ha già stanziato ingenti risorse per il settore energetico, con centinaia di miliardi previsti e circa 95 miliardi ancora non impiegati.

Il messaggio è chiaro: prima di chiedere nuove deroghe o finanziamenti, gli Stati devono sfruttare quelli già disponibili.

Il fronte del Nord blocca l’espansione

A ostacolare ulteriori aperture è soprattutto il blocco dei Paesi del Nord Europa. Germania e Paesi Bassi guidano la linea del rigore, opponendosi a un aumento significativo del bilancio comunitario.

In particolare, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha bocciato l’idea di espandere la spesa europea, ritenendola incompatibile con l’attuale situazione economica, mentre l’Olanda ha definito le proposte finanziarie “inaccettabili”.

Un’Europa sempre più divisa

Il risultato è un’Unione Europea profondamente spaccata tra chi chiede flessibilità e chi difende il rigore.

Da un lato, Paesi come l’Italia spingono per maggiore libertà di spesa per affrontare la crisi energetica; dall’altro, il Nord insiste su disciplina fiscale e controllo dei conti pubblici.

Energia e strategia: la sfida resta aperta

Nel frattempo, la Commissione continua a sottolineare la necessità di ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e accelerare la transizione energetica, puntando su rinnovabili e altre soluzioni strategiche.

Ma senza un accordo politico condiviso, il rischio è che l’Europa resti bloccata proprio nel momento in cui servirebbero decisioni rapide e coordinate.

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