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Eurovision

Eurovision: l’Ucraina deve cedere la sede alla Gran Bretagna (VIDEO)

Pubblicato il 25 Luglio 2022


Tutto come previsto: l’edizione 2023 dell’Eurivision Song Contest si terrà nel Regno Unito.

La decisione è stata presa alla luce dell’impossibilità di allestire la manifestazione nel Paese vincitore (che la “eredita” di diritto), ovvero l’Ucraina devastata dalla guerra e dall’invasione russa.

Gli organizzatori hanno deciso di spostare il festival nel Paese che con Sam Ryder arrivò secondo nella classifica finale dell’edizione 2022, vinta dalla band ucraina Kalush Orchestra.

L’Ebu, la European Broadcasting Union, che organizza il contest, ha avviato i colloqui con la Bbc. Non è ancora stata scelta la città che ospiterà la manifestazione dopo Torino. Tra i nomi in lizza ci sono: Aberdeen, Belfast, Birmingham, Brighton, Bristol, Cardiff, Edimburgo, Glasgow, Manchester, Leeds, Liverpool, Londra, Newcastle, Nottingham, Sheffield, Swindon e Wolverhampton.

“In seguito alla richiesta della European broadcasting union e delle autorità ucraine – ha comunicato formalmente la segretaria di Stato britannica responsabile per la Cultura, Nadine Dorries, del dimissionario Boris Johnson – sono lieta di annunciare che la Bbc ha concordato di subentrare per ospitare il festival dell’anno prossimo”.

“Mi duole solo – ha poi aggiunto la ministra – che sia dovuto alla prosecuzione del bagno di sangue perpetrato dalla Russia e al fatto che questo renda impossibile all’Ucraina ospitare l’evento, come sarebbe stato dovuto. In quanto Paese ospitante, noi comunque – ha concluso – onoreremo lo spirito e le diversità che animano la competizione e, più importante di tutto, faremo risaltare la recente vittoria dell’Ucraina a Eurovision 2022 e la creatività degli ucraini”.

Il Regno Unito è stato teatro della manifestazione televisiva europea della canzone per l’ultima volta un quarto di secolo fa, nel 1998 a Birmingham (Inghilterra centrale). Il governo Tory si era già offerto diverse settimane fa di subentrare “amichevolmente” all’Ucraina in caso di necessità, se Kiev lo avesse chiesto.

Una disponibilità che inizialmente Boris Johnson aveva peraltro lasciato in sospeso, insistendo nei suoi ripetuti colloqui col presidente Volodymyr Zelensky sul pieno diritto dell’Ucraina a ricevere questo riconoscimento e ad avere tutto il tempo necessario per decidere se ritenersi in grado di farvi fronte malgrado la situazione bellica o meno.