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Carcerato scappa mentre era al cimitero e fugge nei boschi: è latitante

Massimo Riella

Evade mentre era al cimitero e fugge nei boschi: “La gente lo protegge e lo sfama”

penitenziario: il furgone della polizia lo aveva accompagnato a Brenzio (Como), senza manette, poiché aveva il fine dichiarato di pregare sulla tomba della madre Agnese, sepolta da poco. Poi l’epilogo e la latitanza.

Pubblicato il 4 Aprile, 2022

Massimo Riella era in carcere per rapina ed è evaso il 12 marzo, approfittando del fatto che era uscito dall’Istituto penitenziario: il furgone della polizia lo aveva accompagnato a Brenzio (Como), senza manette, poiché aveva il fine dichiarato di pregare sulla tomba della madre Agnese, sepolta da poco. Poi l’epilogo e la latitanza.

Chi è il latitante Massimo Riella

Massimo Riella ha 48 anni, ha una figlia dall’ex moglie e ora ha una seconda compagna ed è un imprenditore edile. In dicembre era stato arrestato, perché accusato di aver aggredito e derubato, per un totale di settecento euro, una coppia di novantenni che abitavano lungo la via che da Brenzio scende al lago. Era difficile identificare l’aggressore, che aveva un passamontagna per nascondere i lineamenti. Sul coltello, tuttavia, c’era il Dna, che è stato identificato.

Che cosa è accaduto quando il latitante si è dato alla macchia

Cinque agenti erano sul furgone della Penitenziaria che ha accompagnato Riella al cimitero. Dopo la fuga, la mobilitazione è stata generale per cercare il latitante ma la geografia del luogo rende subito chiaro che sarebbe stata difficile intervenire con intere squadre. Senza contare la solidarietà che le persone danno al latitante.

Gli abitanti della valle stanno, infatti, nascondendo, proteggendo e sostentando il fuggitivo.

“Non vaga nei boschi cacciando a mani nude”

Il padre Domenico, che lavorava alle gru nella vicina Svizzera, ha dichiarato: “Oh insomma, sveglia! La gente se lo passa di casa in casa, il mio Massimo non vaga nei boschi cacciando a mani nude… Lo tengono una notte a testa, quindi riparte. Semplice. Siamo già d’accordo che ce lo porto io, ai Carabinieri. Prima però bisogna arrestare il vero colpevole. Il mio Massimo è mezzo matto, m’ha fatto disperare… Però non è tipo da picchiare gli anziani. Lui è fuggito per dimostrare la propria innocenza. Anche se ho il terrore che voglia farsi giustizia da solo. Casomai l’accoppa…”.

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