Pubblicato il 11 Gennaio 2026
Il caso e l’intervento dell’Autorità garante
Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, è intervenuta sul delicato caso della cosiddetta famiglia nel bosco, esprimendo forte preoccupazione per l’ipotesi di un possibile allontanamento della madre, Catherine Birmingham, dalla casa famiglia di Vasto dove vive attualmente insieme ai suoi tre figli.
Secondo quanto riportato da alcune fonti di stampa, tale decisione sarebbe motivata da presunti comportamenti rigidi e poco collaborativi della donna, come dichiarato in televisione dalla tutrice dei minori, l’avvocata Maria Luisa Palladino, e condiviso dai responsabili della struttura. Per Terragni, tuttavia, si tratterebbe di un grave fraintendimento: qualunque sia l’atteggiamento della madre, non appare concepibile sottoporre i bambini a un ulteriore shock emotivo dopo il trauma già vissuto con il prelievo dalla loro abitazione nel novembre scorso.
“Rischi seri per l’equilibrio emotivo dei minori”
L’Autorità garante sottolinea come la separazione dalla famiglia rappresenti un evento potenzialmente iatrogeno, giustificabile solo in circostanze eccezionali. Ciò può avvenire esclusivamente quando i pericoli legati alla permanenza in famiglia risultino chiaramente superiori a quelli derivanti dal trauma della separazione, condizione che in questo caso – come in molti altri – resta ancora tutta da dimostrare.
Un nuovo distacco dalla madre, evidenzia Terragni, comporterebbe conseguenze quasi certe sulla salute psicologica ed emotiva dei bambini, andando a ledere quel principio fondamentale secondo cui il superiore interesse del minore deve restare al centro di ogni decisione che lo riguarda.
I tempi delle perizie e l’impatto sui bambini
Un’ulteriore fonte di preoccupazione riguarda la tempistica delle perizie psichiatriche disposte dal tribunale nei confronti dei genitori, finalizzate a delinearne il profilo psicologico e a valutare la capacità genitoriale. La psichiatra incaricata avrà 120 giorni per depositare la relazione, un periodo che si aggiunge ai quasi due mesi già trascorsi dai bambini in casa famiglia.
“Per un adulto quattro mesi possono sembrare un tempo limitato, ma per un minore rappresentano un’attesa lunghissima, soprattutto in una fase cruciale dello sviluppo. Pur non rientrando tra i casi più gravi, quello dei minori Trevallion-Birmingham richiama una problematica diffusa: esistono infatti situazioni in cui la permanenza in struttura supera ampiamente, per effetto di proroghe, il limite massimo di 24 mesi previsto dalla legge. Ancora una volta, i tempi della giustizia si rivelano poco compatibili con i bisogni evolutivi dei bambini“.
Per questo motivo, Terragni auspica che la valutazione psicodiagnostica possa concludersi in tempi più rapidi rispetto a quelli previsti, anche perché, nel frattempo, sembrerebbe esclusa la possibilità di un ricongiungimento temporaneo dei minori con i genitori.
In arrivo vademecum e formazione per gli operatori
Nel suo intervento, l’Autorità garante annuncia anche iniziative concrete. È infatti imminente la presentazione di un vademecum dedicato al tema dell’allontanamento dei minori dalle famiglie, con l’obiettivo di fare chiarezza su criteri, limiti e responsabilità.
Parallelamente, è previsto l’avvio di corsi di formazione rivolti a forze dell’ordine, avvocati, tutori, curatori speciali e operatori sociali coinvolti a vario titolo in questi procedimenti. Un passo ritenuto fondamentale per garantire interventi più consapevoli, coerenti e realmente orientati alla tutela dei diritti e del benessere dei bambini. Fonte: LaPresse

