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Famiglia nel bosco, la perizia del Tribunale: “Compromessi i diritti dei minori”. Tra le ipotesi anche la scuola pubblica

Pubblicato il 10 Giugno 2026

La relazione della consulente al centro della decisione sul futuro dei tre bambini

La vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco” entra in una fase decisiva. La consulente incaricata dal Tribunale per i Minorenni dell’Aquila, Simona Ceccoli, ha depositato la perizia che dovrà orientare le prossime decisioni sulla responsabilità genitoriale di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham nei confronti dei loro tre figli.

Secondo quanto emerge dalla relazione, lo stile educativo adottato dalla coppia avrebbe compromesso alcuni diritti fondamentali dei minori, tra cui quelli legati alla salute, all’istruzione e alla socializzazione, con conseguenze sul loro sviluppo cognitivo ed emotivo.

Le criticità evidenziate dalla consulenza

La perizia si concentra sul periodo trascorso dai bambini nel casolare immerso nei boschi di Palmoli, dove la famiglia viveva dal 2021. L’esperta sostiene che il contesto educativo avrebbe inciso negativamente sulla crescita dei minori, evidenziando una situazione definita di “immaturità neuropsicologica”.

Tra gli aspetti maggiormente sottolineati figura la mancanza di un percorso scolastico tradizionale e di adeguate occasioni di confronto con i coetanei. Per questo motivo la consulente ritiene importante favorire un inserimento in un contesto educativo strutturato.

Le valutazioni sullo sviluppo dei bambini

Dai test effettuati emergerebbero alcune difficoltà legate all’attenzione, alle funzioni esecutive, all’apprendimento e alle abilità visuo-spaziali. Elementi che, secondo la consulente, delineano un quadro di sviluppo non pienamente adeguato all’età dei tre minori.

La relazione sottolinea inoltre come tali problematiche non possano essere attribuite esclusivamente agli eventi più recenti o all’allontanamento dalla famiglia, ma sarebbero il risultato di un percorso maturato nel tempo.

Il ruolo della madre nelle conclusioni della perizia

Un capitolo significativo della consulenza riguarda Catherine Birmingham. Secondo l’esperta, alcuni aspetti dello stile comunicativo della madre avrebbero generato nei bambini confusione nella percezione della realtà e difficoltà nell’elaborazione di situazioni concrete.

La relazione evidenzia come determinate modalità relazionali possano aver influenzato la capacità dei minori di comprendere e interpretare correttamente gli eventi quotidiani, contribuendo a una condizione di incertezza sul piano emotivo e cognitivo.

La proposta: inserimento nella scuola pubblica

Uno dei punti centrali della perizia riguarda il percorso scolastico dei tre bambini. Attualmente i minori stanno seguendo attività educative all’interno della struttura che li ospita e, secondo quanto riportato nella relazione, stanno mostrando segnali positivi di integrazione.

Per favorire ulteriormente il loro sviluppo, la consulente suggerisce l’iscrizione alla scuola pubblica, considerata uno strumento utile per rafforzare sia l’apprendimento sia le competenze sociali.

A fine giugno i bambini dovranno sostenere una valutazione che consentirà di verificare il livello di preparazione raggiunto e individuare l’eventuale classe di inserimento.

La posizione della difesa

Diversa la lettura fornita dai consulenti della famiglia. Lo psichiatra Tonino Cantelmi, che segue la difesa insieme alla psicologa Martina Aiello, continua a ritenere prioritario il ricongiungimento familiare, considerato l’obiettivo principale dell’intero procedimento.

Pur non escludendo la possibilità di un futuro inserimento scolastico, Cantelmi invita alla prudenza, sottolineando come l’elevata esposizione mediatica della vicenda possa rendere i bambini particolarmente vulnerabili a episodi di esclusione o bullismo all’interno di una classe.

Attesa per la decisione del Tribunale

La perizia rappresenta ora uno degli elementi più importanti a disposizione del Tribunale per valutare il futuro dei tre minori. Le prossime decisioni dovranno stabilire se favorire il ricongiungimento con i genitori oppure mantenere percorsi alternativi di tutela, tenendo conto delle indicazioni fornite dagli esperti e dell’interesse superiore dei bambini.

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