Pubblicato il 20 Giugno 2026
Un presunto sistema di movimentazione e reimpiego di denaro proveniente da fatture per operazioni inesistenti è al centro dell’indagine che ha portato all’esecuzione di quattro misure cautelari personali nei confronti di altrettanti indagati. Il provvedimento è stato eseguito nei giorni scorsi dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Latina, su disposizione del Gip del Tribunale di Napoli, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura partenopea. Le ipotesi di reato contestate riguardano l’emissione di fatture per operazioni inesistenti e l’autoriciclaggio.
Al centro dell’inchiesta aziende del settore delle energie rinnovabili
Secondo quanto emerso dalle indagini condotte dalle Fiamme Gialle del Gruppo di Formia, gli indagati, in qualità di legali rappresentanti e amministratori di diversi complessi aziendali operanti nel comparto delle energie rinnovabili, sarebbero gravemente indiziati di aver realizzato numerose operazioni bancarie e finanziarie finalizzate a occultare la provenienza di somme ritenute di origine illecita. Gli investigatori hanno ricostruito movimentazioni economiche riconducibili a pagamenti derivanti da fatture soggettivamente inesistenti, per un valore complessivo superiore a 1 milione e 200mila euro.
Presunti investimenti a Ventotene e in Sardegna
L’attività investigativa, sviluppata attraverso analisi documentali, accertamenti finanziari, ricostruzioni patrimoniali e attività tecniche sul territorio, avrebbe consentito di individuare il ruolo di un presunto dominus dell’organizzazione. Secondo l’ipotesi accusatoria, parte delle somme sarebbe stata reinvestita in attività economiche intestate a familiari, localizzate sull’isola di Ventotene e in Sardegna, nei settori della ristorazione e delle attività collegate alla balneazione, con l’obiettivo di ostacolare la tracciabilità dei capitali.
Il ruolo di un professionista e il sequestro di 60mila euro
Gli inquirenti ipotizzano inoltre il coinvolgimento di un professionista ritenuto elemento di collegamento tra il presunto organizzatore, le società coinvolte e alcuni prestanome. Nel corso delle attività investigative, durante una perquisizione nello studio del professionista, era già stata sottoposta a sequestro la somma di circa 60mila euro in contanti, custodita in banconote da 50 e 20 euro e ritenuta dagli investigatori priva di una giustificazione lecita.
Disposto anche un sequestro da 330mila euro
Il Gip del Tribunale di Napoli, ritenendo consistente il quadro indiziario raccolto dagli investigatori e dalla Procura, ha disposto le misure cautelari richieste dopo lo svolgimento degli interrogatori preventivi di garanzia. Contestualmente, il Tribunale ha emesso un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per un importo complessivo di circa 330mila euro.
Le precisazioni sulla fase del procedimento
L’operazione si inserisce nelle attività di contrasto ai reati economico-finanziari svolte dalla Procura della Repubblica e dalla Guardia di Finanza a tutela della legalità economica e della concorrenza tra imprese.
Come previsto dalla normativa vigente, il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari. Le persone coinvolte devono pertanto considerarsi innocenti fino a un eventuale accertamento definitivo delle responsabilità con sentenza irrevocabile di condanna.
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