Pubblicato il 27 Dicembre 2025
L’inchiesta della Dda tra Genova ed Europa
Una vasta operazione antiterrorismo è scattata nelle ultime ore a Genova e in diverse città italiane ed europee. Al centro dell’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo, ci sono tre associazioni benefiche sospettate di aver finanziato Hamas con circa sette milioni di euro, sfruttando per anni iniziative di solidarietà a favore della popolazione palestinese. L’operazione ha portato all’arresto di nove persone e al sequestro di beni per oltre otto milioni di euro, ed è stata eseguita dalla Digos di Genova.
Associazioni caritative come copertura
Secondo gli investigatori, dietro gli appelli umanitari si sarebbe celato un sistema strutturato di raccolta e trasferimento di fondi destinati non ad aiuti civili, ma a un’organizzazione terroristica. Gli indagati avrebbero fatto parte, o comunque sostenuto, una ramificazione italiana di Hamas, gruppo considerato terroristico dall’Unione europea sia nella componente militare sia in quella politica.
Il reato ipotizzato è quello di associazione con finalità di terrorismo internazionale, previsto dall’articolo 270 bis del codice penale.
Le tre associazioni sotto accusa
L’inchiesta si concentra in particolare su tre realtà formalmente benefiche, attive sul territorio nazionale:
- Associazione benefica di solidarietà col popolo palestinese, fondata a Genova nel 1994
- Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese – Organizzazione di volontariato, costituita a Genova nel 2003
- Associazione benefica La Cupola d’oro, nata a Milano nel 2023
Secondo la procura, queste strutture avrebbero rappresentato il canale principale per la raccolta delle donazioni.
Oltre 7 milioni di euro verso Hamas
Gli investigatori stimano che dal 2001 a oggi, con un’intensificazione dopo il 7 ottobre 2023, siano stati raccolti e trasferiti circa 7,3 milioni di euro. Il denaro sarebbe transitato attraverso bonifici bancari, triangolazioni internazionali e associazioni estere, per poi raggiungere Gaza o i Territori palestinesi occupati.
Una parte dei fondi, secondo l’accusa, sarebbe stata utilizzata anche per sostenere le famiglie di attentatori suicidi o di detenuti condannati per terrorismo.
Il ruolo chiave di Mohammad Hannoun
Figura centrale dell’indagine è Mohammad Mahmoud Ahmad Hannoun, indicato come referente di vertice del comparto italiano di Hamas. L’uomo è accusato di aver diretto per anni la raccolta fondi, destinando oltre il 71 per cento delle donazioni al finanziamento diretto dell’organizzazione.
Sempre secondo gli inquirenti, Hannoun avrebbe mantenuto contatti costanti con dirigenti di Hamas in Europa e Medio Oriente, partecipando a riunioni internazionali e coordinandosi con strutture analoghe presenti in Paesi come Olanda, Francia, Austria e Regno Unito.
Un’indagine a dimensione internazionale
L’inchiesta è nata dall’analisi di segnalazioni di operazioni finanziarie sospette, alcune risalenti a prima dell’attacco del 7 ottobre 2023 in Israele. Da lì sono partite intercettazioni telefoniche e ambientali, controlli sui flussi di denaro, acquisizioni informatiche e una stretta cooperazione giudiziaria internazionale, anche con il supporto di Eurojust e delle autorità israeliane.
La conclusione degli inquirenti è che Hamas avrebbe costruito una rete europea di associazioni caritative non solo per raccogliere fondi, ma anche per diffondere propaganda e consolidare consenso attorno all’organizzazione.

