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Agenzia delle Entrate

Fisco, triplicano i controlli sui conti correnti: nel 2025 recuperati miliardi di euro dall’evasione

Pubblicato il 27 Giugno 2026

Aumentano le verifiche fiscali: controlli in crescita del 18%

L’attività di contrasto all’evasione fiscale in Italia ha registrato una forte accelerazione nel corso del 2025. Secondo quanto emerge dalla relazione sul rendiconto generale dello Stato della Corte dei conti, i controlli sui conti correnti e le verifiche fiscali sostanziali sono aumentati in maniera significativa, con un incremento delle attività ispettive e delle somme recuperate.

I controlli cosiddetti “sostanziali” – distinti dalle verifiche automatizzate sulle dichiarazioni dei redditi o sulle detrazioni fiscali – consentono di individuare redditi non dichiarati, omissioni fiscali, irregolarità contabili e fenomeni di evasione ed elusione tributaria.

Nel corso del 2025 sono stati effettuati 223.647 accertamenti, con una crescita del 18% rispetto all’anno precedente. Da queste attività sono emerse maggiori imposte accertate per oltre 16,4 miliardi di euro, in aumento dell’11,4% su base annua.

La Corte dei conti: “I controlli vanno ulteriormente rafforzati”

Nonostante i risultati ottenuti, la Corte dei conti ritiene che l’attuale livello dei controlli non sia ancora sufficiente rispetto all’entità del fenomeno dell’evasione fiscale nel Paese.

Secondo la magistratura contabile, sarà necessario incrementare ulteriormente le verifiche, concentrando l’attività soprattutto nei settori considerati a maggiore rischio. Un ruolo decisivo, in questo senso, sarà svolto dall’utilizzo sempre più avanzato delle banche dati e degli strumenti digitali a disposizione dell’amministrazione finanziaria.

L’incrocio dei dati diventa sempre più centrale

L’attività investigativa del Fisco si basa sempre di più sull’analisi incrociata delle informazioni disponibili nei sistemi informatici. L’Agenzia delle Entrate può infatti confrontare i dati provenienti da diverse fonti, tra cui:

  • fatture elettroniche;
  • corrispettivi telematici;
  • anagrafe dei rapporti finanziari;
  • dati dei pagamenti elettronici.

Questo sistema consente di costruire profili di rischio sempre più accurati e di individuare eventuali anomalie fiscali.

Un esempio significativo riguarda proprio gli scontrini elettronici collegati ai Pos, che hanno permesso di far emergere oltre 5,3 miliardi di euro di imponibile precedentemente non dichiarato, confermando l’efficacia degli strumenti digitali nella lotta all’evasione.

Triplicate le indagini sui conti correnti

Tra le attività che hanno registrato l’incremento più marcato figurano le indagini finanziarie sui conti correnti, effettuate dall’Agenzia delle Entrate e dalla Guardia di Finanza nei confronti dei contribuenti considerati a maggior rischio.

Nel 2025 queste verifiche sono salite a 6.566 accertamenti, un numero più che triplicato rispetto all’anno precedente.

Le indagini sui movimenti bancari hanno consentito di recuperare complessivamente 256 milioni di euro, un importo limitato rispetto al totale dell’evasione fiscale, ma che evidenzia un utilizzo sempre più frequente di questo strumento nei casi ritenuti sospetti.

Più controlli anche sulle partite Iva

In crescita anche l’attività di verifica nei confronti dei lavoratori autonomi soggetti agli Indici sintetici di affidabilità fiscale (Isa).

Nel 2025 le verifiche sostanziali hanno raggiunto quota 103.449, con un incremento dell’11,3% rispetto al 2024 e del 18,1% rispetto al 2023.

Nonostante l’aumento, i controlli hanno interessato soltanto il 3,8% delle partite Iva complessive. Le percentuali più elevate si registrano nei settori considerati maggiormente esposti al rischio fiscale:

  • costruzioni: 4,6% dei contribuenti controllati;
  • tinteggiatura e manutenzione degli edifici: 4,1%.

Questi comparti sono stati oggetto di particolare attenzione anche a causa delle numerose frodi legate ai bonus edilizi.

Sul fronte opposto si collocano gli studi medici, considerati tra le categorie fiscalmente più affidabili, con controlli che hanno interessato appena l’1,6% dei professionisti.

La Cassazione: controlli sui conti correnti sì, ma con precise garanzie

Sul tema delle verifiche bancarie è intervenuta recentemente anche la Corte di Cassazione, che ha chiarito alcuni principi fondamentali a tutela dei contribuenti.

Secondo i giudici, l’autorizzazione necessaria per accedere ai dati dei conti correnti deve essere adeguatamente motivata, indicando con precisione le ragioni dell’indagine, il suo ambito di applicazione e i relativi limiti.

L’obiettivo è quello di garantire un equilibrio tra le esigenze investigative dell’amministrazione finanziaria e il diritto alla riservatezza dei cittadini, in linea con i principi affermati dalla giurisprudenza europea.

La Suprema Corte ha inoltre precisato che, qualora l’autorizzazione risulti inesistente o gravemente carente e il contribuente ne contesti la validità, le prove ottenute attraverso le indagini bancarie potrebbero essere dichiarate inutilizzabili, con il rischio di annullare, in tutto o in parte, l’accertamento fiscale.

Tuttavia, non ogni irregolarità formale comporta automaticamente l’invalidità del procedimento: la valutazione dovrà essere effettuata caso per caso, verificando l’effettiva incidenza del vizio sull’intera attività di accertamento.

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