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Fondi Ue per l’istruzione, indagine su un presunto sistema illecito tra scuole e università

Pubblicato il 25 Febbraio 2026

L’inchiesta della Procura Europea partita da Palermo

Docenti universitari, ricercatori di enti prestigiosi e insegnanti delle scuole superiori figurano tra gli indagati nell’ambito di un’ampia inchiesta della Procura Europea sulla presunta gestione irregolare di fondi comunitari destinati all’istruzione.

L’indagine ha preso avvio tre anni fa a Palermo, con l’arresto di una dirigente scolastica del quartiere Zen, accusata di aver tratto vantaggi personali dalla gestione della mensa e di aver orientato gli acquisti della scuola verso una specifica società informatica in cambio, secondo l’accusa, di regali e dispositivi elettronici per sé e per i familiari. La preside ha successivamente patteggiato.

Le investigazioni, condotte dalla Sezione EPPO del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Palermo, si sono ampliate grazie alle dichiarazioni di una dipendente della società coinvolta. Da qui sarebbe emerso che il caso non rappresentava un episodio isolato, ma parte di un presunto “sistema perverso”, come lo definiscono i magistrati.

Le accuse: forniture pilotate e “tesoretti” personali

Secondo la Procura, diversi dipendenti pubblici, docenti e funzionari universitari avrebbero agevolato l’affidamento di forniture di beni e servizi a specifiche società informatiche, tra cui Informatica Commerciale S.p.A., R-Store S.p.A. e Databroker.

In cambio, avrebbero accumulato quelli che nelle intercettazioni vengono definiti “tesoretti”, utilizzati per acquistare beni personali, in particolare cellulari e smart tv. Gli inquirenti parlano di atti amministrativi formalmente regolari ma orientati da interessi privati, con un uso distorto della funzione pubblica.

La Procura ha chiesto 16 misure cautelari nell’ambito dell’inchiesta.

I nomi coinvolti e gli enti interessati

Tra gli indagati figurano, a vario titolo, ricercatori e docenti legati anche al Consiglio Nazionale delle Ricerche e all’Università degli Studi di Napoli Federico II, oltre a responsabili di istituti tecnici superiori e academy formative.

Le accuse sono attualmente al vaglio dell’autorità giudiziaria e, come previsto dalla legge, vale per tutti gli indagati la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

Il ruolo della società R-Store

Al centro dell’inchiesta c’è la R-Store S.p.A., azienda con sede a Napoli e oltre 30 punti vendita sul territorio nazionale, attiva nella fornitura di dispositivi digitali e servizi di formazione per scuole e università.

Secondo l’accusa, la società si sarebbe avvalsa di un team dedicato ai rapporti con gli istituti scolastici e universitari, con l’obiettivo di promuovere i propri prodotti e ottenere affidamenti di forniture, in particolare per dispositivi elettronici e software.

Figura centrale nell’indagine sarebbe l’amministratore delegato Giancarlo Fimiani, per il quale sono stati chiesti gli arresti domiciliari, insieme ad altri manager e referenti aziendali. Gli investigatori descrivono un sistema in cui le relazioni personali avrebbero avuto un peso determinante nell’aggiudicazione di appalti, anche di importo rilevante.

L’inchiesta è ancora in corso e dovrà chiarire responsabilità e ruoli effettivi dei soggetti coinvolti.

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