Pubblicato il 27 Gennaio 2026
Approvata la legge per limitare l’accesso alle piattaforme digitali
Nelle prime ore di martedì 27 gennaio, il Parlamento francese ha compiuto un passo decisivo approvando una legge che vieta l’uso dei social network ai minori di 15 anni. Secondo il governo, la misura è pensata per tutelare la salute psicologica degli adolescenti e ridurre i rischi legati all’uso precoce delle piattaforme digitali.
Il presidente Emmanuel Macron ha accolto con favore il voto, sottolineando che “il cervello dei nostri figli non è in vendita”, né alle grandi piattaforme straniere né agli algoritmi che sfruttano l’attenzione dei più giovani.
I numeri del voto e il primato europeo
Il disegno di legge è stato approvato dall’Assemblea nazionale con 130 voti favorevoli e 21 contrari. Se il testo verrà confermato anche dal Senato, la Francia diventerà il primo Paese in Europa a introdurre un divieto di questo tipo e il secondo al mondo dopo l’Australia, che ha già imposto limiti simili per gli under 16.
La proposta è stata presentata dalla deputata Laure Miller, esponente del partito presidenziale Renaissance, ed è sostenuta direttamente dall’esecutivo, che punta a tempi rapidi per l’entrata in vigore.
I prossimi passaggi e quando scatterà il divieto
Ora il testo dovrà passare al Senato, dove è attesa una votazione entro la fine di febbraio. Se l’iter legislativo verrà completato senza modifiche sostanziali, il calendario previsto è il seguente:
divieto per i nuovi account a partire dall’anno scolastico 2026-2027 e verifica obbligatoria dell’età per tutti gli utenti, compresi quelli già iscritti, entro il 1° gennaio 2027.
Questo significa che le piattaforme dovranno dotarsi di sistemi affidabili di controllo dell’età, tema che resta uno dei nodi più delicati dell’intero provvedimento.
Cosa prevede la legge: social vietati, chat escluse
Il testo stabilisce in modo esplicito che “l’accesso ai social network online è vietato ai minori di 15 anni”. Tuttavia, sono previste alcune eccezioni:
le piattaforme educative non rientrano nel divieto, così come i servizi di messaggistica privata, tra cui applicazioni come WhatsApp, che non vengono considerate social network in senso stretto.
La legge affronta anche il tema dell’uso dei telefoni a scuola. Inizialmente si puntava a estendere il divieto di smartphone anche alle scuole superiori, come già avviene nelle elementari e medie. La versione finale è più flessibile:
i regolamenti degli istituti dovranno indicare luoghi e modalità di utilizzo, altrimenti i cellulari saranno vietati durante le lezioni e nei corridoi, ma consentiti in spazi specifici del cortile.
Salute mentale e dipendenza: l’allarme degli esperti
A sostegno della legge è intervenuta anche l’agenzia pubblica Anses, che si occupa di sicurezza sanitaria e ambientale. Secondo l’ente, l’uso intensivo di piattaforme come TikTok, Instagram e Snapchat può provocare danni significativi alla salute mentale degli adolescenti.
Tra i principali rischi segnalati figurano:
cyberbullismo, esposizione a contenuti violenti, disturbi del sonno e meccanismi di dipendenza legati agli algoritmi che catturano l’attenzione. Proprio questi sistemi di raccomandazione, pensati per aumentare il tempo trascorso online, sono ritenuti particolarmente problematici per i più giovani.
Le critiche: “Paternalismo digitale” e soluzioni troppo semplici
Durante il dibattito parlamentare non sono mancate le voci contrarie. Il deputato Arnaud Saint-Martin del partito La France Insoumise ha definito la misura un esempio di “paternalismo digitale”, sostenendo che il problema dovrebbe essere affrontato con educazione e responsabilizzazione, non solo con divieti.
Anche dal fronte ambientalista sono arrivate perplessità. Il parlamentare Steevy Gustave ha criticato il provvedimento definendolo “una risposta semplicistica a un problema complesso”, che rischia di non incidere davvero sulle cause profonde del disagio giovanile.
Nonostante le critiche, il governo francese appare determinato ad andare avanti, convinto che limitare l’accesso ai social sia un primo passo concreto per proteggere i minori nell’ecosistema digitale.

