Pubblicato il 16 Luglio 2026
Salvatore Borsellino denuncia nuovi depistaggi sulla strage di via D’Amelio
A 34 anni dalla strage di via D’Amelio, la verità completa e la giustizia non sono ancora state raggiunte. È questo il duro messaggio lanciato da Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo Borsellino, a pochi giorni dall’anniversario dell’attentato che il 19 luglio 1992 costò la vita al magistrato e ai cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
Secondo Borsellino, nel corso degli anni si sarebbero susseguiti depistaggi anche di natura istituzionale, con il rischio di allontanare l’attenzione dalle vere responsabilità dietro la strage.
“Dopo così tanto tempo non abbiamo ancora ottenuto verità e giustizia. Anzi, continuano a emergere tentativi di depistaggio”, ha dichiarato, criticando in particolare alcune ricostruzioni emerse dalla Commissione nazionale antimafia.
“Separare via D’Amelio dalle altre stragi significa cancellare un pezzo di storia”
Salvatore Borsellino ha contestato l’idea di considerare la strage di via D’Amelio come un episodio isolato rispetto agli altri attentati del 1992.
Secondo il fratello del magistrato, le stragi di quel periodo sarebbero legate da un unico filo conduttore, che non può essere ignorato. In particolare, ha definito fuorviante attribuire l’accelerazione dell’attentato a un presunto collegamento esclusivo con il dossier “mafia e appalti”.
Per Borsellino, questa ricostruzione rischierebbe di oscurare altri elementi fondamentali dell’inchiesta, tra cui la scomparsa dell’agenda rossa di Paolo Borsellino, considerata uno dei simboli delle domande ancora senza risposta sulla strage.
“Serve prevenzione, non solo repressione contro la criminalità”
Nel suo intervento, Borsellino ha commentato anche il tema della sicurezza a Palermo, dopo le recenti dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulla possibilità di utilizzare l’esercito per la gestione dell’ordine pubblico in città.
Secondo il fratello del giudice ucciso, la priorità dovrebbe essere la prevenzione piuttosto che la sola repressione.
Borsellino ha espresso preoccupazione per il ritorno sul territorio di numerosi esponenti mafiosi condannati all’ergastolo e mai collaboratori di giustizia, che dopo la scarcerazione potrebbero tornare a esercitare un ruolo all’interno dei clan.
“Bisogna rafforzare gli strumenti della magistratura”
In conclusione, Salvatore Borsellino ha ribadito che la lotta alla mafia deve partire dal rafforzamento degli strumenti a disposizione della magistratura.
“Prima di pensare a togliere strumenti ai magistrati – ha sottolineato – sarebbe necessario investire sulla prevenzione e sulla capacità dello Stato di contrastare il potere dei clan”.
A distanza di oltre tre decenni dalla strage di via D’Amelio, resta quindi aperto il tema della ricerca della piena verità sui mandanti e sulle dinamiche che portarono all’uccisione di Paolo Borsellino e della sua scorta. Fonte: Ansa

