Pubblicato il 18 Luglio 2026
Venticinque anni dopo la tragedia di piazza Alimonda
“È come se fossi morto anch’io a Genova”. Con queste parole Mario Placanica ripercorre il 20 luglio 2001, il giorno degli scontri avvenuti durante il G8 di Genova, quando dalla sua pistola partì il colpo che uccise Carlo Giuliani, 23 anni.
All’epoca Placanica aveva 20 anni ed era un carabiniere ausiliario da circa un anno, con un’esperienza limitata nelle attività di ordine pubblico. Quel giorno si trovava in servizio in piazza Alimonda, dove la situazione degenerò rapidamente.
“Non era una cosa che doveva accadere a due ragazzi. Hanno distrutto la vita a me e a Carlo. Avevamo quasi la stessa età”, ha raccontato all’Ansa, ricordando quei momenti.
“Eravamo soli, mancò l’organizzazione”
Secondo Placanica, durante gli scontri si creò una situazione di grave pericolo per tutti i presenti. L’ex militare sostiene che la gestione dell’ordine pubblico fu caratterizzata da importanti problemi organizzativi.
“I No global hanno degenerato e noi carabinieri siamo rimasti in tre, da soli, con la jeep”, ha spiegato. A suo avviso, altri reparti presenti nella zona non intervennero in tempo nonostante la situazione fosse visibile anche dalle immagini registrate.
Placanica ha ricordato quei momenti di forte tensione: il mezzo dei carabinieri danneggiato, i vetri rotti e le aggressioni subite. “Mi è stata tirata una trave in testa. Ho sparato per allontanarli, non per colpire”, ha dichiarato.
L’ex carabiniere, però, ha precisato che non considera quanto accaduto un semplice incidente: “È una cosa che non doveva accadere”. Secondo lui, alla base della tragedia ci fu “una cattiva organizzazione sia da parte delle forze dell’ordine sia da parte dei manifestanti”.
Una vita segnata dopo quei fatti
Placanica ha lasciato l’Arma nel 2005 e racconta di aver affrontato anni difficili. Nel 2003 è stato coinvolto in un grave incidente stradale che, secondo quanto riferito, gli ha provocato conseguenze permanenti alla schiena.
“Ho dei bulloni e una piastra. Ho difficoltà a fare tante cose. Non ho vissuto bene questi 25 anni”, ha raccontato.
L’ex carabiniere ha inoltre ricordato la vicenda giudiziaria legata a un’accusa di violenza sessuale, dalla quale è stato assolto nei primi due gradi di giudizio perché il fatto non sussisteva.
Dopo aver lavorato fino al 2019 in ambito catastale, occupandosi di archiviazione e gestione dati, afferma di aver avuto difficoltà a reinserirsi nel mondo del lavoro. Oggi è pensionato e descrive una quotidianità complicata.
“Mi sono sentito abbandonato”
Parlando del rapporto con le istituzioni e con le forze dell’ordine, Placanica ha dichiarato di non aver ricevuto il sostegno che si sarebbe aspettato.
“Sono stato abbandonato alla mia solitudine”, ha detto, spiegando di essersi sentito isolato negli anni successivi ai fatti di Genova.
Nonostante il peso di quella giornata, racconta che alcune persone della sua città continuano a rivolgergli domande senza giudicarlo. Secondo lui, il ricordo del G8 deve servire come insegnamento per le nuove generazioni.
“Mai più si deve arrivare all’uso delle armi”
Placanica ha rivolto un messaggio ai giovani che partecipano alle manifestazioni, invitandoli a non lasciarsi guidare dalla rabbia o dall’emotività durante gli scontri.
Allo stesso tempo ha sottolineato la necessità che le forze dell’ordine siano adeguatamente preparate e dotate degli strumenti necessari per gestire situazioni critiche senza arrivare all’uso delle armi.
“Io ho sparato, è morta una persona, ma non si deve mai arrivare a questo. Mai”, ha concluso. Tratto dalle dichiarazioni rilasciate all’Ansa. Nella foto da wikipedia: Carlo Giuliani

