Pubblicato il 13 Marzo 2026
La visita nella casa-famiglia di Vasto
“I bambini stanno fisicamente bene, ma presentano una forte agitazione psicomotoria e un atteggiamento di paura e diffidenza verso gli estranei”.
A dirlo è Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, dopo la visita effettuata nella casa-famiglia di Vasto che ospita i minori della cosiddetta famiglia Trevallion.
Secondo la Garante, i comportamenti osservati evidenziano un disagio psicologico comprensibile, considerando i numerosi traumi vissuti dai bambini, tra cui la recente e improvvisa separazione dalla madre, con cui avevano trascorso quasi quattro mesi nella struttura.
Il mancato via libera al consulente medico
Terragni ha spiegato di aver chiesto di essere accompagnata durante la visita da un consulente medico indipendente, ma il Tribunale non ha autorizzato la presenza dell’esperto.
La motivazione fornita riguarda il timore che ulteriori interferenze possano compromettere l’equilibrio emotivo dei minori.
Una decisione che la Garante ha definito sorprendente, soprattutto alla luce delle modalità con cui la madre è stata allontanata dalla struttura, che secondo Terragni non sembrano aver tenuto conto dello stesso equilibrio emotivo dei bambini.
Il rischio di un nuovo trasferimento
La recente ordinanza del Tribunale prevede il trasferimento dei minori in un’altra struttura, ipotesi che secondo la Garante rischierebbe di aggravare ulteriormente la loro situazione psicologica.
Terragni ha quindi accolto positivamente l’intenzione di tutrice e curatrice dei bambini di presentare un’istanza per sospendere il provvedimento, consentendo ai minori di restare nella casa-famiglia di Vasto.
Secondo la Garante, un ulteriore spostamento rappresenterebbe un nuovo trauma per bambini già provati da una situazione complessa.
Critiche ai servizi sociali
Terragni ha espresso anche forti perplessità sull’intervento dei servizi sociali, ritenendo che la decisione di allontanare i bambini dalla famiglia sia sproporzionata rispetto alle difficoltà riscontrate.
A suo giudizio, il progetto di intervento elaborato dai servizi sociali non avrebbe funzionato, anche a causa di una gestione non adeguatamente professionale delle difficoltà iniziali nei rapporti con il nucleo familiare.
La Garante ha inoltre sollevato il tema della formazione degli operatori sociali, sottolineando come il lavoro con le famiglie richieda competenze molto specifiche e grande sensibilità.
Terragni ha infine evidenziato che sarebbe stato utile un confronto diretto con l’assistente sociale coinvolta nel caso, confronto che però non è stato possibile perché l’operatrice non si è resa disponibile.
I tempi della giustizia e il futuro dei minori
La Garante ha espresso l’auspicio che la vicenda possa essere risolta rapidamente, nell’interesse dei bambini e del loro futuro.
Terragni ha ricordato che il tempo dell’infanzia non coincide con quello della giustizia, sottolineando come i lunghi procedimenti giudiziari possano incidere profondamente sul percorso di crescita dei minori.
Richiamando una celebre riflessione del giurista Arturo Carlo Jemolo, ha ribadito che la famiglia dovrebbe restare “un’isola che il mare del diritto deve solo lambire”, evitando che lo Stato finisca per sostituirsi completamente al ruolo familiare.
Le polemiche sulla figura della madre
Nel suo intervento la Garante ha criticato anche la rappresentazione della madre, Catherine Birmingham, che in più occasioni è stata descritta come “ostativa” o “oppositiva”.
Secondo Terragni, negli ultimi anni nei tribunali si registra sempre più spesso una forte stigmatizzazione delle madri coinvolte in vicende familiari complesse.
A sostegno di questa riflessione ha citato le parole del giornalista Giuliano Ferrara, che ha descritto la donna come una madre sotto forte pressione, improvvisamente travolta dall’intervento di funzionari, psicologi e magistrati che hanno sostituito le normali dinamiche familiari.
Per la Garante, la responsabilità genitoriale non dovrebbe essere ridotta a un potere concesso dallo Stato, ma restare prima di tutto un legame naturale e una responsabilità fondata sull’amore e sulla cura dei figli.

