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donne incinte

Giovane segregata e picchiata per anni: condannati i genitori per maltrattamenti e tentato matrimonio forzato

Pubblicato il 5 Giugno 2026

Una relazione osteggiata e il controllo familiare

Una storia di violenze domestiche e isolamento arriva dalla bassa reggiana e riporta al centro il tema dei matrimoni imposti e del controllo familiare sulle scelte affettive delle giovani donne.

Protagonista è una 22enne di origine pachistana, che avrebbe vissuto per anni in un clima di forte oppressione all’interno della propria famiglia. Secondo quanto ricostruito, le sarebbero stati sottratti i contatti con l’esterno, a partire dal telefono cellulare, e sarebbe stata progressivamente isolata, picchiata e rinchiusa in cantina durante la notte.

La vicenda richiama inevitabilmente alla memoria il caso di Saman Abbas, uccisa nel 2021 a Novellara dopo essersi opposta a un matrimonio combinato.

La pressione per un matrimonio imposto

Secondo l’accusa, la famiglia avrebbe cercato di costringere la giovane a lasciare l’Italia per raggiungere il Pakistan e sposare un cugino scelto dai parenti, ignorando la sua volontà.

Il motivo del conflitto sarebbe stato una relazione sentimentale non accettata dai genitori, considerata incompatibile con le regole familiari.

Anni di violenze e controllo

Le indagini, condotte dai carabinieri di Boretto insieme al Norm di Guastalla e coordinate dalla procura di Reggio Emilia, hanno ricostruito un quadro di vessazioni durato dal 2017 al 2023.

In questo periodo la giovane avrebbe subito percosse, minacce e un costante controllo della propria vita, fino al tentativo di imporle un matrimonio non desiderato.

Tra gli episodi più gravi emerge quello del dicembre 2022, quando, dopo aver scoperto la gravidanza della figlia, i genitori l’avrebbero aggredita con pugni all’addome e alla schiena, costringendola successivamente ad abortire.

Un episodio che, secondo la ricostruzione giudiziaria, evidenzia un controllo estremo sul corpo e sulle scelte personali della vittima.

La denuncia e l’intervento delle autorità

Nonostante la paura, la ragazza è riuscita a rivolgersi ai carabinieri e successivamente al magistrato titolare dell’indagine, fornendo elementi decisivi per l’inchiesta.

A seguito delle sue dichiarazioni è stato attivato il Codice Rosso, con l’emissione di un divieto di avvicinamento nei confronti dei genitori.

Nel provvedimento, il giudice ha descritto le condotte familiari come espressione di una visione “maschilista e dispotica”, incompatibile con i diritti fondamentali riconosciuti dall’ordinamento italiano.

La sentenza e i reati contestati

Il tribunale ha condannato i genitori della giovane, rispettivamente di 54 e 51 anni, a due anni e 15 giorni di reclusione per maltrattamenti e tentata induzione al matrimonio.

Il reato di induzione o costrizione al matrimonio è disciplinato dall’articolo 558-bis del codice penale, introdotto con il Codice Rosso, e punisce chi obbliga o spinge una persona a sposarsi attraverso violenza, minacce o abuso di una condizione di vulnerabilità o del legame familiare.

Una vicenda che riporta l’attenzione sul tema delle violenze domestiche legate ai matrimoni forzati e alla libertà di scelta individuale.

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