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Governo

Governo: si delinea la nuova squadra

Pubblicato il 15 Ottobre 2022

“Non c’è tempo da perdere. All’Italia serve un governo autorevole che lavori in modo spedito”.

E’ il mantra che ripete Giorgia Meloni.

Superati gli scogli delle presidenze delle Camere (anche se non brillantemente al Senato), accelera sulla squadra di governo e tiene aperti i dossier economici e sull’energia, continuando, tra gli altri, i contatti con Roberto Cingolani. 

Un punto fermo, in queste ore, sembra essere Giancarlo Giorgetti all’Economia, sdoganato plasticamente da Matteo Salvini a Montecitorio con chiacchiere, battute e foto nel cortile, accanto al decano Umberto Bossi. Si dà in queste ore assai probabile anche Antonio Tajani alla Farnesina, mentre rimangono stazionarie le quotazioni del prefetto Matteo Piantedosi al Viminale.

Tuttavia la leader di Fratelli d’Italia non dimentica lo smacco subito a Palazzo Madama, con i 16 voti mancanti di Forza Italia per Ignazio La Russa.

E potrebbe farlo pesare nella scelta dei ministri, si ragiona in ambienti della maggioranza, a scapito di FI e a vantaggio della Lega. Pesano inoltre i rapporti tra lei e Silvio Berlusconi, fortemente incrinati. Proprio per questo è inevitabile – fanno notare diverse fonti parlamentari – che serva un chiarimento al più presto.

Intanto, il giorno dopo la figuraccia al Senato, il centrodestra vota ed elegge Lorenzo Fontana alla presidenza della Camera. Ma anche stavolta non è compatto: al leghista mancano poco più di una decina di voti della coalizione.

Del resto, a Montecitorio l’imbarazzo è difficile da nascondere e le facce scure di parecchi forzisti lo confermano.

Circola così il sospetto, alimentato da più voci, che FdI potrebbe vendicarsi escludendo dal governo i senatori azzurri che non hanno votato La Russa.

Meloni sembra non voler cedere sull’ex pm Carlo Nordio, con Francesco Paolo Sisto di Fi tra i papabili per un ruolo di viceministro.

Così come il più accreditato alla Difesa è Adolfo Urso di FdI.

Governo
PRIMA FILA IN ALTO DA SX: Giorgia Meloni, Giovanbattista Fazzolari sottosegretario alla Presidenza del Consiglio (o attuazione programma), Giancarlo Giorgetti all’Economia, Antonio Tajani alla Farnesina, Matteo Piantedosi al Viminale, Carlo Nordio.
PRIMA CENTRALE DA SX: Adolfo Urso alla Difesa, Guido Crosetto allo Sviluppo Economico, Matteo Salvini alle Infrastrutture, Gian Marco Centinaio all’Agricoltura, Roberto Calderoli al ministero delle Riforme, Simona Baldassarre alla Famiglia e natalità
TERZA FIFA, IN BASSO DA SX: Elisabetta Casellati alla Pubblica Amministrazione, Annamaria Bernini all’ Università, Paolo Zangrillo o Guido Bertolaso alla Salute, Alberto Barachini o Gianpaolo Rossi ai Beni culturali

Al partito conservatore andrebbe pure il ministero dell’Istruzione (anche se finora non circolano nomi) e lo Sviluppo economico con Guido Crosetto in pole ma anche in pista per la poltrona di sottosegretario alla presidenza del Consiglio qualora non dovesse concretizzarsi il passaggio a Palazzo Chigi di Giovanbattista Fazzolari, il più accreditato, in queste ore, per tale poltrona. Ma pronto anche per il dicastero per l’attuazione del programma.

In alternativa a nomi squisitamente politici, si potrebbe far strada per il sottosegretariato alla presidenza un profilo tecnico.

La Lega – complice l’asse rafforzato tra Salvini e Meloni dopo la prova di fiducia al Senato – potrebbe conquistare in tutto 6 ministeri: oltre a Giorgetti e lo pseudo-tecnico Piantedosi, si fa largo l’ipotesi di Salvini alle Infrastrutture. 

“Sono a disposizione. So cosa so fare. Al Viminale l’ho dimostrato”, rammenta.

Si confermerebbe, inoltre, l’ipotesi di Gian Marco Centinaio all’Agricoltura e quella di Roberto Calderoli al ministero delle Riforme.

In aggiunta ci potrebbe essere un incarico a Simona Baldassarre per il dicastero della Famiglia e natalità. Dalla presunta ira meloniana sarebbe salva Elisabetta Casellati, unica a votare insieme al Cav: potrebbe spuntare un incarico alla Pubblica amministrazione.

Per FI, oltre a Tajani, entrerebbero nella squadra Annamaria Bernini al dicastero dell’Università, Paolo Zangrillo alla Salute (ministero chiesto espressamente dal partito) che è in alternativa a Guido Bertolaso. E Alberto Barachini ai Beni culturali, in competizione con Gianpaolo Rossi ex consigliere Rai in quota FdI.

Resta sul tavolo anche l’opzione vicepremier, nonostante le perplessità che avrebbe espresso in più di una occasione Meloni, si racconta, forse per non fare un’ulteriore concessione agli alleati rispetto ai ministeri più pesanti che potrebbero essergli assegnati.