Pubblicato il 4 Marzo 2026
Effetto domino su bollette e carburanti
Il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran rischia di avere ripercussioni pesanti sui bilanci delle famiglie italiane. Le prime stime parlano di rincari significativi su energia e carburanti.
Secondo il Codacons, l’aggravio complessivo potrebbe oscillare tra 614 e 818 euro in più all’anno tra utenze domestiche e rifornimenti. Facile.it calcola invece un aumento medio di 166 euro annui solo per le bollette, mentre Unem stima un rincaro di almeno 10 centesimi al litro per il gasolio.
A innescare la tensione sui mercati è il blocco di fatto del traffico nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico all’ingresso del Golfo Persico. Da qui transita circa un quinto del petrolio mondiale e una quota rilevante di gas naturale liquefatto dei Paesi del Golfo. La riduzione dei flussi ha già spinto al rialzo le quotazioni di greggio e metano.
I Pasdaran, ufficialmente il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, hanno dichiarato di avere il controllo totale dell’area, minacciando possibili attacchi contro le navi in transito. Al di là delle verifiche sull’effettiva portata di tali affermazioni, centinaia di petroliere e metaniere risultano bloccate dall’inizio delle ostilità.
Rincari per luce e gas: le stime
Le prime simulazioni sugli effetti concreti parlano chiaro. Gli analisti di Facile.it stimano 121 euro in più per il gas e 45 euro per l’energia elettrica nell’arco di dodici mesi.
Il totale della spesa energetica familiare potrebbe così salire a 2.593 euro l’anno, con un incremento del 7% rispetto alle previsioni precedenti al conflitto.
Le proiezioni si basano sull’andamento del Prezzo Unico Nazionale (Pun) per l’elettricità e del Punto di Scambio Virtuale (Psv) per il gas, parametri che determinano il costo della materia prima nei contratti indicizzati.
Tariffe indicizzate sotto pressione
A risentire maggiormente degli aumenti saranno i clienti con contratti a prezzo variabile, dove la tariffa segue l’andamento del mercato all’ingrosso. In questo caso, ogni rialzo delle quotazioni si traduce in una bolletta più salata.
Chi invece ha sottoscritto una tariffa a prezzo fisso non subirà variazioni almeno fino alla scadenza del contratto in essere.
Nelle ultime ore il prezzo del gas ha superato i 60 euro al megawattora, toccando i livelli più alti dall’agosto 2022. Ad Amsterdam le quotazioni hanno registrato un balzo del 41%, arrivando a 63,49 euro al megawattora. A pesare è l’incertezza sulle esportazioni dal Qatar e sull’evoluzione della crisi nello Stretto di Hormuz, mentre la Cina spinge per la riapertura delle rotte.
Le forniture europee sotto osservazione
Secondo i dati della Commissione europea, l’Unione dipende per circa il 70% delle importazioni di Gnl da Stati Uniti e Norvegia. Le forniture americane rappresentano la quota principale, seguite da quelle norvegesi. Il Qatar contribuisce in misura più contenuta, così come la Nigeria, mentre il gas russo incide attualmente per il 17%.
Da Bruxelles filtra una linea prudente: non si ravvisano al momento rischi immediati per la sicurezza delle forniture, ma l’attenzione resta concentrata sull’andamento dei prezzi.
Il monitoraggio di Arera
Sull’evoluzione della situazione vigila l’Arera. Il presidente Nicola Dell’Acqua ha spiegato che l’Autorità sta seguendo l’andamento dei mercati con riunioni quotidiane.
Se le tensioni dovessero prolungarsi o aggravarsi, Arera è pronta a segnalare con urgenza la necessità di eventuali misure straordinarie per contenere l’impatto sulle famiglie e sulle imprese.
Nel frattempo, l’attenzione del governo resta alta, ma non sono ancora state adottate decisioni definitive sulle possibili contromisure.

