Pubblicato il 6 Maggio 2026
Situazione sanitaria a bordo della MV Hondius
Secondo quanto comunicato dal direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus, risultano otto casi sospetti di Hantavirus, di cui tre già confermati attraverso test di laboratorio, collegati alla nave da crociera MV Hondius.
Nonostante le preoccupazioni espresse dalle autorità locali, è stato confermato che la nave attraccherà sabato nel porto di Granadilla de Abona, a Tenerife, nelle Isole Canarie.
Il presidente delle Canarie, Fernando Clavijo, ha criticato la decisione, chiedendo un “incontro urgente” con il premier spagnolo Pedro Sánchez, nella foto d’apertura, sostenendo che non vi siano criteri tecnici sufficienti né informazioni adeguate per garantire la sicurezza della popolazione.
La posizione del governo spagnolo
Il ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska, ha spiegato che la scelta dello sbarco è stata presa seguendo le indicazioni dell’Oms e tenendo conto delle capacità operative della Spagna.
Ha inoltre dichiarato che “il porto di Tenerife soddisfa tutti i requisiti necessari” e che il Paese dispone di strumenti europei adeguati per gestire eventuali rimpatri in condizioni di massima sicurezza.
La ministra della Salute, Monica García, ha precisato che il periodo di incubazione dell’Hantavirus può arrivare fino a 45 giorni, anche se la durata esatta sarà definita nel corso di ulteriori valutazioni tecniche.
Ha inoltre sottolineato che la trasmissione tra esseri umani non è comune, ma può verificarsi in situazioni di contatto molto stretto con persone sintomatiche.
Il racconto dei passeggeri: controlli assenti dopo i primi sbarchi
Emergono però criticità nella gestione iniziale dei passeggeri. Secondo la testimonianza di un crocerista spagnolo, 23 persone erano già sbarcate oltre due settimane fa sull’isola di Ascensione, circa dieci giorni dopo il primo decesso a bordo.
Da lì, il 21 aprile, hanno fatto ritorno nei rispettivi Paesi senza particolari restrizioni. Il passeggero riferisce che “nessuno li ha contattati per giorni”, evidenziando una possibile mancanza di coordinamento.
Inizialmente si parlava di 149 persone coinvolte, ma il numero reale sarebbe stato 172, considerando coloro che hanno lasciato la nave.
Mentre la maggior parte dei passeggeri è rimasta a bordo sotto rigide misure di isolamento e sicurezza sanitaria, i 23 sbarcati hanno ripreso la vita normale nei loro Paesi: Australia, Taiwan, Stati Uniti, Regno Unito e Paesi Bassi.
Secondo la testimonianza, alcuni di loro non sarebbero stati contattati dalle autorità sanitarie fino a pochi giorni fa, sollevando dubbi sulla tempestività delle misure di monitoraggio. Fonte: LaPresse

