Pubblicato il 8 Maggio 2026
Il caso della Mv Hondius e le rassicurazioni dell’Oms
Il recente focolaio di Hantavirus registrato a bordo della nave da crociera Mv Hondius ha riportato al centro dell’attenzione il tema delle zoonosi e della prevenzione sanitaria internazionale. L’episodio, che ha già causato tre vittime, ha evidenziato soprattutto un problema ancora aperto: l’assenza di un vaccino approvato a livello globale contro il virus.
Nonostante la gravità della situazione, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha escluso il rischio di una nuova pandemia. Maria Van Kerkhove, responsabile del dipartimento per la preparazione e la prevenzione epidemica dell’Oms, ha chiarito che non ci sono segnali che facciano pensare a uno scenario simile al Covid-19, sottolineando però l’importanza di investire nella ricerca scientifica per sviluppare vaccini, test e terapie efficaci.
Cosa sono gli Hantavirus
Gli Hantavirus sono virus trasmessi principalmente dai roditori selvatici o domestici e possono provocare infezioni anche molto gravi nell’uomo.
Il contagio avviene attraverso il contatto con urina, saliva o feci contaminate, oppure, più raramente, tramite morsi di roditori infetti.
Le infezioni possono manifestarsi in due forme principali:
- la sindrome polmonare da Hantavirus (Hcps), diffusa soprattutto nelle Americhe;
- la febbre emorragica con sindrome renale (Hfrs), presente in Europa e Asia.
Alcuni ceppi, come il virus Andes, possono trasmettersi eccezionalmente anche tra esseri umani, sebbene il fenomeno resti molto raro.
Sintomi e rischi della malattia
Le forme più severe della malattia possono avere un tasso di mortalità molto elevato, in alcuni casi vicino al 50%.
L’Hantavirus può compromettere gravemente polmoni, reni e sistema cardiovascolare, provocando insufficienze respiratorie e complicanze sistemiche.
Secondo gli esperti, proprio l’elevata letalità rende necessario accelerare la ricerca su cure specifiche e strumenti di prevenzione.
Le cure disponibili oggi
Attualmente non esiste una terapia specifica né un vaccino approvato contro l’Hantavirus.
Le cure si basano principalmente sul supporto medico intensivo e sul monitoraggio delle funzioni vitali del paziente. Nei casi più gravi vengono utilizzati ventilazione meccanica ed Ecmo, la tecnica di ossigenazione extracorporea.
Alcuni antivirali, tra cui la ribavirina, hanno mostrato risultati promettenti, ma non rappresentano ancora uno standard terapeutico consolidato.
La ricerca sul vaccino
Negli ultimi anni la ricerca ha subito un’accelerazione grazie alla tecnologia a mRNA, già utilizzata durante la pandemia da Covid-19.
Aziende come Moderna e diversi centri universitari internazionali stanno sviluppando candidati vaccini progettati anche con il supporto dell’intelligenza artificiale.
Tuttavia, tutti i progetti sono ancora nelle prime fasi di sperimentazione clinica. Gli studi in corso stanno verificando sicurezza ed efficacia nella produzione di anticorpi neutralizzanti.
Secondo gli specialisti, un eventuale vaccino difficilmente potrebbe ottenere l’approvazione definitiva prima della fine del 2026 o del 2027.
Gli esperti: “Servono investimenti nella prevenzione”
Tra gli scienziati intervenuti sul tema c’è anche Drew Weissman, che ha spiegato come i vaccini siano già in fase di sviluppo ma richiedano tempi tecnici lunghi prima della distribuzione su larga scala.
L’infettivologo Massimo Galli ha invece criticato la sospensione di alcuni finanziamenti statunitensi destinati alla ricerca sui virus emergenti, sottolineando che casi come quello della Mv Hondius dimostrano quanto sia fondamentale rafforzare i sistemi di sorveglianza sanitaria globale.
Prevenzione: l’unica arma davvero efficace
In attesa di un vaccino, la prevenzione resta la strategia più importante per ridurre il rischio di contagio.
Le autorità sanitarie raccomandano di:
- evitare il contatto con roditori e ambienti infestati;
- conservare cibo e rifiuti in contenitori chiusi;
- sigillare fessure e accessi nelle abitazioni;
- utilizzare disinfettanti durante la pulizia di aree contaminate;
- evitare di spazzare a secco escrementi o urine di roditori;
- lavare accuratamente le mani dopo attività a rischio.
Per il virus Andes, che può trasmettersi raramente tra persone, vengono inoltre consigliate le normali misure di prevenzione delle infezioni respiratorie, come igiene delle mani e distanziamento in presenza di sintomi sospetti.

