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“Ho fatto arrestare i mafiosi che mi chiedevano il pizzo: Ora ho paura per la vita, mia e di mia moglie”

Pubblicato il 28 Novembre 2024

Dopo anni di soprusi, ha trovato il coraggio di dire no al racket, denunciando e facendo arrestare i mafiosi che per lungo tempo gli avevano estorto denaro in cambio di una falsa “protezione”. Giacomo Di Foggia, titolare di un’azienda agricola, ha versato loro somme che, tra il 2012 e il 2020, arrivavano fino a 50mila euro al mese, per un totale di circa 5 milioni di euro. In un’intervista al Corriere della Sera, ha raccontato il momento in cui ha deciso di opporsi e la paura che da allora lo accompagna costantemente, temendo per la sua vita e per quella della moglie.

Giacomo Di Foggia non riesce a indicare un momento esatto in cui tutto è cominciato. È stato piuttosto il risultato di una serie di circostanze, un mix di isolamento e difficoltà dovuto a vari fattori. “Il credito agricolo negato per motivi burocratici, le banche che smettono contemporaneamente di concedere finanziamenti, il calo degli incassi e i fornitori che ti pressano per ottenere i pagamenti”, racconta. Quando la paura prende il sopravvento, si finisce per credere di non avere alternative.

In quel momento si fanno scelte pericolose, e ci si affida a persone pericolose. 

Dovevo mandare avanti l’azienda, avevo bisogno di soldi“, ha raccontato l’uomo. Ma dopo otto anni di pizzi pagati, ingiustizie subite e riflessioni dolorose, nel luglio del 2020 decide di denunciare. Si è trattato di una scelta consapevole e sofferta. Non tutti coloro che sono stati denunciati sono finiti in carcere, però, e da tre anni Giacomo vive sotto scorta, con gli agenti che lo seguono ovunque. E nemmeno questo lo aiuta a sconfiggere la paura, per la sua vita e quella della moglie: «Non abbiamo figli, non credo sarei riuscito a perdonarmi di fargli fare una vita così».

Negli otto anni passati a pagare il pizzo e subire umiliazioni, l’uomo ha sofferto per una situazione che lo isolava, rendendolo distante dagli altri e irrimediabilmente solo: «Nessuno mi ha mai messo una mano sulla spalla chiedendomi se avessi bisogno di qualcosa». E di certo non avanzavano i soldi da dare allo Stato, per cui ora ha maturato 700mila euro di debiti e gli è stato pignorato praticamente tutto. Qui si inserisce il paradosso: «Lo Stato, riconoscendo me e mia moglie vittime dell’usura, ci ha risarciti rispettivamente con 69 mila e 23 mila euro. Da una parte riconosce un indennizzo per ciò che stiamo passando, dall’altra pignora tutti i conti con cui dovremmo mandare avanti l’azienda…».

Immagine di repertorio.