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“Il filo della cura”: al Paternò Arezzo di Ragusa un gomitolo di lana per toccare il cuore di tutti

Pubblicato il 11 Febbraio, 2022

Un gomitolo di lana che si intreccerà con il filo di chiunque voglia testimoniare la propria vicinanza a chi soffre e si colorerà di speranza e di vita, formando una trama di solidarietà e consolazione a testimonianza del fatto che, anche quando non si può guarire, si può e si deve sempre “curare”. E’, questo, il senso dell’iniziativa “Il filo della cura” che ha preso il via questa mattina dall’hospice dell’ospedale Maria Paternò Arezzo di Ragusa nell’ambito della trentesima edizione della Giornata del malato in fase di svolgimento oggi.

L’iniziativa proseguirà fino a quando il filo della cura non riuscirà a raggiungere i cuori di tutti. Questa mattina, il via è stato dato nel corso di un incontro online che ha visto la partecipazione del direttore della Pastorale per la salute di Ragusa, il sacerdote Giorgio Occhipinti, della dottoressa Antonella Battaglia, vicedirettore dell’ufficio e responsabile dell’hospice, della dottoressa Stefania Antoci, segretario dell’ufficio e specialista operante in seno all’hospice, e del cappellano ospedaliero dell’ospedale Arezzo, il sacerdote Salvatore Giaquinta con alcuni operatori sanitari.

“Abbiamo pensato a questa iniziativa – sottolinea la dottoressa Battaglia – per sensibilizzare ed incrementare la conoscenza dei temi centrali della vita, dei concetti di salute e malattia ed anche della morte, per prendere coscienza dei valori della solidarietà e del rispetto, della dignità della persona umana e della sacralità della vita stessa. La persona che si ammala ha bisogno non soltanto di cure mediche, ma anche di attenzione, vicinanza empatica e consolazione, specialmente quando una malattia non è più guaribile, ma non per questo incurabile”. E il direttore don Occhipinti aggiunge: “Non ci sono dubbi sul fatto che la “cura” diventa un processo destinato ad articolarsi su più piani ed in tempi diversi, adattandosi ai bisogni del malato e deve essere radicata nella fiducia in sé e nell’ambiente circostante. La relazione tra il malato e chi se ne prende cura diventa la base da cui partire per pianificare la cura stessa, coltivando quotidianamente la speranza che è fatta di piccoli traguardi. È questa la filosofia delle cure palliative che hanno l’obiettivo il raggiungimento ed il mantenimento della migliore qualità di vita possibile, anche quando si è colpiti da gravi malattie”.