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Imposta di bollo sul conto corrente: il tributo da 34,20 euro che riguarda milioni di correntisti

Pubblicato il 13 Luglio 2026

Viene spesso definita una “piccola patrimoniale” perché interessa direttamente i risparmi depositati sui conti bancari. Si tratta dell’imposta di bollo sul conto corrente, un tributo annuale di 34,20 euro che deve essere versato allo Stato da chi possiede una giacenza media pari o superiore a 5.000 euro.

La soglia è stata introdotta dalla riforma Monti del 2012: prima di quella modifica, l’imposta era dovuta indipendentemente dall’importo presente sul conto.

Il pagamento può avvenire in modi diversi a seconda della frequenza con cui la banca invia l’estratto conto. Nella maggior parte dei casi viene suddiviso in quattro rate trimestrali da 8,55 euro, oppure corrisposto in un’unica soluzione annuale.

Chi è esente dal pagamento

Non tutti i titolari di un conto corrente devono pagare l’imposta. Sono esclusi:

  • i conti con una giacenza media inferiore a 5.000 euro;
  • i titolari di un conto di base con un Isee entro i limiti previsti dalla normativa.

Per tutti gli altri correntisti, invece, il versamento del tributo è obbligatorio.

L’imposta di bollo sugli investimenti finanziari

Il prelievo non riguarda soltanto i conti correnti. Anche chi utilizza i propri risparmi per acquistare azioni, obbligazioni o titoli di Stato deve fare i conti con un’altra forma di tassazione: l’imposta di bollo sui prodotti finanziari.

In questo caso l’importo non è fisso, ma viene calcolato in base al valore del patrimonio investito. L’aliquota ordinaria è pari allo 0,20% annuo sul valore complessivo degli strumenti finanziari detenuti.

Alcuni esempi pratici:

  • 10.000 euro investiti in titoli → 20 euro di imposta annua;
  • 50.000 euro investiti → 100 euro annui;
  • 200.000 euro investiti → 400 euro annui.

L’imposta riguarda quasi tutti i prodotti finanziari, compresi i conti deposito, e non prevede una soglia minima di esenzione.

Sono tra le poche eccezioni:

  • le polizze vita tradizionali;
  • i fondi pensione.

Come evitare legalmente il bollo sul conto corrente

Se per l’imposta sugli investimenti non sono previste vere alternative, per il bollo sul conto corrente esistono alcune strategie consentite dalla legge, anche se non sempre risultano convenienti.

Una possibilità consiste nel distribuire la liquidità su più conti correnti, intestati alla stessa persona o cointestati, purché siano aperti presso banche differenti.

Ad esempio, chi dispone di 9.000 euro su un unico conto potrebbe dividere la somma su due rapporti separati da 4.500 euro ciascuno. In questo modo la giacenza media di ogni conto resterebbe sotto la soglia dei 5.000 euro, evitando il pagamento dell’imposta.

La convenienza dipende dalla gestione dei conti

Spostare i propri risparmi su più banche può quindi rappresentare un modo per ridurre il peso del bollo, ma comporta anche alcuni svantaggi.

Aumentano infatti gli aspetti da gestire: più conti da controllare, più credenziali da conservare e una maggiore complessità nel monitorare le proprie finanze.

Per questo motivo, prima di adottare questa soluzione, è importante valutare se il risparmio ottenuto giustifichi la maggiore gestione amministrativa.

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