« Torna indietro

Indi Gregory

Indi Gregory: domani la giustizia britannica staccherà la spina

Pubblicato il 8 Novembre 2023

La giustizia britannica ha fissato a “non prima delle 14 locali di domani” il termine per staccare le macchine che tengono in vita la piccola Indi Gregory, neonata inglese affetta da una gravissima patologia mitocondriale e al centro di un caso legale fra Italia e Regno Unito.

Il giudice ha deciso che non è nell’interesse della bimba essere trasferita nemmeno a casa, e che l’atto finale dovrà avvenire in un hospice, a meno che i genitori preferiscano lasciarla nell’ospedale di Nottingham in cui è ricoverata.

Indi Gregory

La famiglia della piccola Indi Gregory presenterà ricorso contro la decisione del giudice di procedere al distacco delle macchine che tengono in vita la piccola.

La notizia arriva da Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia onlus, e dall’avvocato Simone Pillon, che stanno seguendo gli sviluppi del lato italiano della vicenda in contatto con i legali inglesi e la famiglia. 

Prima della sentenza, inoltre, comunicano Coghe e Pillon, i vertici del Servizio Sanitario Nazionale hanno minacciato di rimuovere il supporto vitale già oggi, senza la presenza dei familiari.

La sentenza è stata emessa nonostante il Governo italiano abbia concesso la cittadinanza a Indi e abbia emesso misure di emergenza, tramite il console italiano a Manchester, che ne autorizzano il trasferimento all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Il  7 novembre, il giudice Peel ha tenuto un’udienza online urgente per risolvere la controversia su dove sarebbe stato rimosso il supporto vitale. Il piano di assistenza del National Health Services Trust inglese stabilisce che “i genitori dovrebbero essere supportati nel decidere dove sarebbe meglio fornire l’assistenza”, ma ciò, sottolineano Coghe e Pillon, non è stato preso in considerazione.

Al momento, il curatore italiano della minore sta tentando di negoziare una soluzione con i medici del Queen Medical Center di Nottingham che consenta di risolvere l’intricata situazione senza ricorrere al conflitto di giurisdizione