Pubblicato il 16 Aprile 2026
La posizione della FIFA sulla partecipazione iraniana
Il presidente della FIFA, Gianni Infantino, ha assicurato che la nazionale iraniana parteciperà ai Mondiali 2026, nonostante le forti tensioni geopolitiche.
Intervenendo al CNBC’s Invest in America Forum, Infantino ha dichiarato con fermezza: “L’Iran verrà sicuramente. Si è qualificato e rappresenta il suo popolo”, sottolineando l’importanza di garantire la presenza della squadra alla competizione.
Il contesto internazionale e le preoccupazioni
La partecipazione dell’Iran è finita sotto i riflettori dopo i recenti sviluppi in Medio Oriente, con attacchi aerei condotti da Stati Uniti e Israele che hanno aumentato l’incertezza.
Nonostante ciò, Infantino si è detto fiducioso: “Speriamo che la situazione si stabilizzi entro allora”, evidenziando come una normalizzazione del quadro geopolitico faciliterebbe l’organizzazione del torneo.
L’incontro con la squadra e il messaggio sullo sport
Il presidente della FIFA ha raccontato di aver incontrato recentemente la nazionale iraniana ad Antalya, in Turchia, esprimendo apprezzamento: “Sono una squadra molto valida e vogliono giocare”.
Infantino ha ribadito un concetto chiave: “Lo sport deve restare fuori dalla politica”, sottolineando il ruolo del calcio come strumento di dialogo e unione tra i popoli.
Mondiali 2026: calendario e girone dell’Iran
I Mondiali 2026 si disputeranno dall’11 giugno al 19 luglio tra Stati Uniti, Canada e Messico.
L’Iran è stato inserito nel Gruppo G insieme a Belgio, Nuova Zelanda ed Egitto, con le partite previste tra Los Angeles e Seattle, quindi sul territorio statunitense.
Proprio per questo, Teheran ha richiesto misure di sicurezza rafforzate per garantire la protezione della delegazione durante la competizione.
Il ruolo del calcio come ponte tra i Paesi
In chiusura, Infantino ha voluto sottolineare il valore dello sport in un contesto globale complesso: “Non viviamo sulla Luna, ma sulla Terra. Se nessuno costruisce ponti, dobbiamo farlo noi”.
Un messaggio che mette in evidenza il potenziale del calcio come strumento di dialogo e coesione internazionale, anche nei momenti più difficili.

