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Infermieristica, lavoro garantito: occupato quasi il 90% a un anno dalla laurea

Pubblicato il 18 Giugno 2026

Cresce l’occupazione tra infermieri e ostetriche

I corsi di laurea in Infermieristica e Ostetricia continuano a distinguersi tra quelli con i migliori sbocchi professionali in Italia. Secondo gli ultimi dati elaborati da AlmaLaurea e diffusi dalla Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (Fnopi), l’89,1% dei laureati trova lavoro entro un anno dal conseguimento del titolo abilitante.

Si tratta di un risultato in costante miglioramento rispetto all’anno precedente, quando il tasso di occupazione si attestava all’85,1%, confermando la forte richiesta di professionisti sanitari nel mercato del lavoro.

Inserimento rapido nel mondo del lavoro

Uno degli aspetti più significativi riguarda la velocità con cui i neolaureati riescono a ottenere un impiego. Il tempo medio necessario per trovare il primo lavoro è pari a 2,4 mesi dalla laurea, che si riducono a 1,8 mesi dall’inizio effettivo della ricerca occupazionale.

Numeri che testimoniano la capacità del settore di assorbire rapidamente i nuovi professionisti e di offrire concrete opportunità di inserimento.

Professioni coerenti con il percorso di studi

L’indagine evidenzia inoltre che il 98,2% degli occupati svolge attività professionali strettamente collegate al titolo conseguito. La quasi totalità degli intervistati considera la laurea acquisita “efficace” o “molto efficace” per il proprio lavoro (97,9%).

Anche il livello di soddisfazione risulta elevato, con una valutazione media di 8,1 punti su 10, segnale di un buon equilibrio tra aspettative formative e realtà professionale.

Il profilo dei neolaureati

L’analisi AlmaLaurea ha coinvolto 11.671 laureati, con un tasso di partecipazione all’indagine pari al 59,9%.

Dallo studio emerge che:

  • l’età media al conseguimento della laurea è di 25,2 anni;
  • il voto medio finale è di 103,2 su 110;
  • il 25,6% degli occupati lavora nelle regioni del Nord-Ovest;
  • solo lo 0,6% trova impiego all’estero.

Meno iscrizioni immediate alle lauree magistrali

Nel 2025 si registra una diminuzione dei laureati che proseguono subito gli studi. Solo il 6,8% si è iscritto immediatamente a un corso di laurea magistrale, contro l’8,9% rilevato l’anno precedente.

Secondo le valutazioni del settore, questa flessione potrebbe essere collegata all’attesa dell’avvio delle nuove lauree magistrali cliniche, che potrebbero rappresentare un’opportunità formativa più attrattiva per molti professionisti.

Aumentano gli infermieri liberi professionisti

Tra le tendenze emergenti spicca la crescita della libera professione. Il 7,1% dei neolaureati sceglie di aprire una partita IVA e intraprendere un percorso professionale autonomo, una quota in aumento rispetto agli anni precedenti.

Sempre più giovani infermieri sembrano quindi orientati a valorizzare competenze specialistiche e autonomia lavorativa, sperimentando modelli professionali alternativi rispetto al tradizionale impiego dipendente.

Stipendi e differenze di genere

Per quanto riguarda le retribuzioni, il compenso netto mensile medio dichiarato dagli intervistati è pari a 1.745 euro.

Persistono tuttavia differenze salariali tra uomini e donne:

  • uomini: 1.804 euro netti al mese;
  • donne: 1.728 euro netti al mese.

Le donne rappresentano comunque la maggioranza dei laureati del settore, con una quota pari al 79,1% del totale.

Le criticità ancora aperte

Nonostante gli ottimi livelli occupazionali, il comparto continua a confrontarsi con alcune problematiche strutturali.

Tra queste emerge il ricorso diffuso a contratti non stabili: il 35,8% degli occupati lavora con un contratto a tempo determinato.

Inoltre, circa il 30% dei laureati provenienti da atenei di Calabria, Campania, Sicilia e Umbria dichiara di essere alla ricerca di un’altra occupazione, segnale di una persistente insoddisfazione professionale o di condizioni lavorative non pienamente soddisfacenti.

Il rischio carenza di professionisti nel lungo periodo

Secondo la Fnopi, l’elevata occupabilità attuale non deve far sottovalutare le sfide future. Il sistema sanitario italiano potrebbe infatti trovarsi ad affrontare una progressiva riduzione del numero di professionisti disponibili.

A pesare sono soprattutto due fattori: la bassa percentuale di giovani laureati rispetto agli altri Paesi europei e il costante calo della popolazione giovanile dovuto alla diminuzione delle nascite.

Una combinazione che, nel lungo periodo, rischia di mettere sotto pressione il ricambio generazionale delle professioni sanitarie e la capacità del sistema di rispondere alla crescente domanda di assistenza.

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