« Torna indietro

Istat, oltre 5,4 milioni di persone in povertà assoluta nel 2025, sono il 9,3%

Pubblicato il 15 Ottobre 2026

Oltre 2,1 milioni di famiglie in difficoltà, lieve miglioramento rispetto al 2024

Nel 2025, più di 5,4 milioni di persone in Italia si trovano in condizioni di povertà assoluta, per un totale di oltre 2,1 milioni di famiglie. È quanto emerge dagli ultimi dati diffusi dall’Istat, che evidenziano un leggero miglioramento rispetto all’anno precedente.

L’incidenza della povertà assoluta si attesta all’8% delle famiglie, in diminuzione rispetto all’8,4% registrato nel 2024. Anche tra gli individui si osserva una riduzione, con una percentuale che passa dal 9,8% al 9,3% della popolazione.

Nonostante il calo, il fenomeno continua a interessare una parte significativa della popolazione, con differenze marcate in base alla composizione familiare e alla condizione lavorativa.

Famiglie italiane e straniere, divario ancora significativo

I dati Istat mettono in luce una forte disparità nell’incidenza della povertà assoluta a seconda della cittadinanza dei componenti del nucleo familiare.

Tra le famiglie composte esclusivamente da cittadini italiani, la quota di quelle in povertà assoluta è pari al 5,9%. La percentuale aumenta sensibilmente quando nel nucleo è presente almeno una persona straniera, raggiungendo il 26,7%.

La situazione più critica riguarda le famiglie formate esclusivamente da cittadini stranieri, per le quali l’incidenza arriva al 29,4%. Si tratta di valori che evidenziano un divario rilevante nelle condizioni economiche delle famiglie residenti in Italia.

Operai, povertà in calo ma il rischio resta elevato

La povertà assoluta continua a interessare anche chi ha un impiego. Nel 2025, infatti, il 14,3% degli operai risulta in condizione di povertà assoluta, una quota in diminuzione rispetto al 15,6% del 2024, ma ancora quasi doppia rispetto alla media complessiva degli occupati.

Nel complesso, tra le persone che lavorano l’incidenza scende dal 7,9% al 7,7%. Anche tra i lavoratori dipendenti si registra una lieve flessione, dall’8,7% all’8,5%.

Di segno opposto l’andamento per dirigenti, quadri e impiegati: in queste categorie la percentuale di persone in povertà assoluta aumenta dal 2,9% al 3,6%.

Per i lavoratori autonomi, invece, il dato rimane stabile al 5,2%.

Disoccupati e pensionati, diminuisce l’incidenza della povertà

Un miglioramento emerge anche tra le persone in cerca di occupazione. Nel 2025, la quota di individui in povertà assoluta passa dal 21,3% al 20,7%, rimanendo comunque su livelli particolarmente elevati.

La tendenza è positiva anche per chi ha lasciato il lavoro ed è in pensione: l’incidenza diminuisce dal 5,8% al 5,2%.

I dati mostrano quindi un quadro differenziato, nel quale il calo generale della povertà convive con difficoltà economiche ancora significative, soprattutto tra gli operai e le persone senza occupazione.

Soglie di povertà assoluta, quanto conta il territorio

Per stabilire se una famiglia si trova in condizione di povertà assoluta, l’Istat utilizza specifiche soglie di spesa per i consumi. Questi valori rappresentano il livello minimo di spesa necessario per acquistare beni e servizi considerati essenziali e variano in base alle caratteristiche del nucleo familiare, all’età dei componenti e al luogo di residenza.

Le differenze territoriali possono essere considerevoli anche per una persona sola. Per un adulto tra i 30 e i 59 anni che vive in un comune centro di area metropolitana, ad esempio, la soglia mensile è pari a 933,04 euro in Piemonte e sale a 1.256,37 euro in Lombardia.

In Sicilia, per la stessa tipologia di persona e nello stesso contesto urbano, il valore di riferimento è invece di 773,25 euro al mese. In un piccolo comune della Puglia, la soglia scende ulteriormente a 728,87 euro mensili.

Queste differenze confermano come il costo della vita e le caratteristiche del territorio incidano sulla valutazione della povertà assoluta. Il lieve miglioramento registrato nel 2025 rappresenta un segnale positivo, ma oltre 5 milioni di persone restano in condizioni di grave difficoltà economica, con disparità che continuano a interessare famiglie, lavoratori e territori. Fonte: Ansa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *