Pubblicato il 16 Maggio 2026
L’Italia migliora sul fronte dell’uguaglianza tra uomini e donne e recupera terreno nella classifica europea. Nonostante i progressi registrati negli ultimi anni, il Paese continua però a mostrare forti criticità, soprattutto nel mercato del lavoro, dove rimane fanalino di coda nell’Unione Europea.
A mettere in evidenza questa situazione è l’ultimo Bilancio di genere della Ragioneria dello Stato, che fotografa una realtà fatta di avanzamenti importanti ma anche di profonde disuguaglianze economiche e sociali.
L’Italia sale nella classifica europea
Secondo l’Indice europeo sull’uguaglianza di genere elaborato dall’Eige, l’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere, l’Italia nel 2025 raggiunge il 12° posto in Europa con un punteggio di 61,9, ancora inferiore alla media Ue fissata a 63,4.
Il dato più significativo riguarda però la crescita registrata negli ultimi quindici anni: l’Italia è il Paese europeo che ha compiuto i maggiori progressi dal 2010, guadagnando tredici posizioni e aumentando il proprio indice di ben 17 punti percentuali.
Il lavoro resta il settore più critico
Nonostante il miglioramento generale, il capitolo occupazione continua a rappresentare la maggiore fragilità. Nel parametro dedicato al lavoro, infatti, l’Italia occupa l’ultimo posto tra tutti i Paesi dell’Unione Europea.
Il punteggio raggiunge appena 61 punti, con un arretramento di 1,4 punti rispetto a quindici anni fa. A pesare sono diversi fattori strutturali:
- la bassa partecipazione femminile al mercato del lavoro;
- l’alta presenza di contratti part-time tra le donne;
- la concentrazione femminile nei settori della cura e dell’assistenza, caratterizzati da stipendi più bassi e minori possibilità di carriera;
- la scarsa presenza femminile nei comparti tecnologici e innovativi, come l’Ict, ancora dominati dagli uomini.
Secondo il rapporto, continua inoltre a pesare lo stereotipo che vede il reddito femminile come secondario rispetto a quello maschile all’interno della famiglia.
Redditi più bassi per le donne
Le differenze emergono con chiarezza anche dall’analisi delle dichiarazioni Irpef relative al 2023. Sebbene le donne rappresentino quasi la metà dei contribuenti italiani, pari al 47,7%, il totale dei redditi dichiarati da loro raggiunge soltanto il 38,5%.
Il divario è evidente soprattutto nelle fasce di reddito:
- il 44,7% delle donne dichiara meno di 15 mila euro annui, contro il 28% degli uomini;
- oltre i 50 mila euro di reddito si colloca il 10% degli uomini, mentre tra le donne la quota scende al 4,3%.
Questi numeri confermano una disparità economica ancora molto marcata tra uomini e donne.
Il peso del lavoro domestico e familiare
Un altro elemento che continua ad ampliare il divario riguarda la distribuzione del lavoro familiare. In Italia, infatti, le donne dedicano ancora molto più tempo degli uomini alle attività domestiche e alla cura della famiglia, con livelli superiori alla media europea.
Anche sul fronte della conciliazione tra vita privata e lavoro emergono differenze importanti. Le donne ricorrono più frequentemente allo smart working per gestire esigenze familiari, mentre resta ancora limitato il ricorso dei padri ai congedi parentali.
Cresce la presenza femminile nei ruoli di potere
I segnali positivi arrivano invece dalla rappresentanza femminile nelle posizioni decisionali. Negli ultimi quindici anni l’Italia è passata dal 24° al 9° posto europeo per presenza delle donne nei ruoli di vertice.
In politica aumenta gradualmente l’equilibrio di genere in Parlamento, anche se la piena parità è ancora lontana. Progressi significativi si registrano anche nel mondo economico: le donne occupano oltre il 44% dei posti nei consigli di amministrazione delle principali società quotate italiane.
Il quadro che emerge è quindi quello di un Paese in trasformazione, capace di ridurre parte delle distanze di genere ma ancora segnato da profonde disuguaglianze, soprattutto nel lavoro e nei redditi.

